Dello Russo, dirige Cardiologia e Aritmologia: «Così ho riparato il cuore di Viviani, il mio contributo per il bronzo». Operato a gennaio

Sabato 7 Agosto 2021 di Maria Cristina Benedetti
Antonio Dello Russo e Elia Viviani con la medaglia vinta alle Olimpiadi

ANCONA Dall’ospedale dei campioni, Torrette, al podio di Tokyo. Elia Viviani, con la sua super pedalata, conquista uno splendido bronzo nell’Omnium, gara a punti del ciclismo su pista. Il portabandiera dell’Italia alle Olimpiadi, 32 anni, veronese d’origine, si conferma alla ribalta a cinque cerchi, dopo l’oro ai Giochi di Rio 2016, ad appena sette mesi da un intervento al cuore. Una capolavoro di ritmo e determinazione che è anche merito dell’ospedale regionale di Ancona e dell’équipe di Antonio Dello Russo, che lì dirige Cardiologia e Aritmologia. 

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Professore, questa medaglia è anche un po’ sua.
«Non esageriamo. Abbiamo dato il nostro contributo. Sono molto orgoglioso. Elia se la merita tutta, questa vittoria: è un ragazzo molto perbene, educato e rispettoso. Sono davvero felice».
L’ha sentito dopo la gara?
«Mi sono congratulato con lui con un messaggio e ho parlato con il suo medico curante». 
Sette mesi appena, dalla sala operatoria alla pista olimpionica. Un record. Che tipo d’intervento ha eseguito sul campione? 
«È stato sottoposto a un’ablazione di tachicardia benigna atriale che originava dall’atrio destro. In sala c’era Roberto Corsetti, ex presidente dell’associazione dei medici del ciclismo, che in passato ci aveva inviato anche Mario Cipollini». 
Tradotto? 
«Abbiamo corretto le anomalie del suo ritmo cardiaco che, essendo molto alte, ne compromettevano le performance sportive. Permettendogli così di arrivare in forma in Giappone». 
Missione più che compiuta. 
«È stato un successo e le fasi post operatorie sono andate molto bene. Attraverso un chip, impiantato sottopelle, possiamo controllarlo sempre, a distanza, pure a Tokyo, se ce ne fosse stata la necessità. In tempo reale». 
Rimonta da primato, ma nulla di nuovo sul fronte. Perché queste disfunzioni sono tanto diffuse tra gli sportivi, in particolare tra i ciclisti? 
«Sono molto frequenti tra gli atleti perché durante allenamenti intensi il sistema immunitario è più debole. Le infezioni atriali sono in genere benigne, quelle ventricolari sono più delicate». 
Sempre più assi della competizione scelgono Torrette, e la sua Clinica, per accelerare i tempi di recupero, sottoporsi a check-up approfonditi e curare i loro malanni, soprattutto di natura cardiaca. Una promozione sul campo? 
«Direi di sì. Il lavoro della mia squadra è il frutto di una felice combinazione: la mia esperienza da elettrofisiologo con due specializzazioni in medicina dello sport; un centro molto avanzato tecnologicamente che può disporre di una nuova sala di aritmologia in grado di coinvolgere tutte le specialità. Dai cardiochirurghi agli anestesisti, fino agli elettrofisiologi». 
Il futuro è qui. 
«È una sala multipotenziale in cui lavorano professionisti preparati. E poi, grazie alla collaborazione tra Ospedali Riuniti e Università Politecnica delle Marche, dà la possibilità di organizzare videoconferenze e collegamenti a distanza con i colleghi di altre strutture, come avviene con i medici del Monzino di Milano, dal quale provengo».
Dal podio di Tokyo a quello di Torrette. Un trionfo che vale doppio. 
«Sì, mi permetta un moto di fierezza: Ancona è un’eccellenza nazionale».

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Ultimo aggiornamento: 16:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA