Emergenza siccità, il fiume Musone quasi in secca. Affiorano i piloni del cavalcavia, resta solo una lingua d'acqua

Emergenza siccità, il fiume Musone quasi in secca. Affiorano i piloni del cavalcavia, resta solo una lingua d'acqua
Emergenza siccità, il fiume Musone quasi in secca. Affiorano i piloni del cavalcavia, resta solo una lingua d'acqua
di Andrea Maccarone
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Sabato 25 Giugno 2022, 03:15 - Ultimo aggiornamento: 13:54

OSIMO - Ondata di calore e assenza di precipitazioni: una tempesta perfetta per l’estate che parte subito col rischio del razionamento degli approvvigionamenti idrici. I fiumi si sgonfiano. Il livello dell’acqua scende, in alcuni casi, sotto il livello minimo. La foce del Musone, seppure ancora lambita dalla lingua d’acqua, comincia a mostrare i primi segni di indebolimento del flusso. I basamenti dei piloni in cemento che sorreggono il cavalcavia lungo l’ultimo tratto del fiume mostrano i fianchi scoscesi.

 
La secca 
Basta percorrere a ritroso alcuni tratti del fiume Musone per rendersi conto di quanto si sia alleggerita la portata rispetto a mesi fa. La vegetazione sporge oltre rive, e ad occhio nudo si possono osservare nitidamente i ciottoli sul letto del fiume a una profondità di poche decine di centimetri. Se ci si affaccia dal ponte Musone, ai piedi della Cattedrale di Loreto, l’immagine è lampante: il fiume scorre lento e le sponde scoprono le bianche coste di roccia. E risalendo verso l’interno, a Padiglione di Osimo, dove il letto del fiume si allarga, l’acqua si è abbassata a tal punto da far emergere delle piccole isole di pietra, quasi a scoprire lo scheletro di una natura in affanno. Uno spettacolo che rattrista, ma soprattutto preoccupa.

L’allarme 
Sul territorio della Valmusone non si parla ancora di ordinanze relative al razionamento delle forniture idriche. Ma il livello di attenzione è comunque massimo. Seppure non si sia ancora arrivati al punto di dover ridurre l’erogazione idrica nei Comuni, è bene mantenere un comportamento oculato per evitare inutili sprechi. «In particolare occorre rigenerare l’impiantistica degli acquedotti per ridurre al massimo la dispersione» sottolinea Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche. «Ogni volta che ci troviamo di fronte ad una crisi idrica torna forte il tema dei grandi invasi - puntualizza Ciarulli -, ma prima di discutere sull’opportunità di creare infrastrutture impattanti, è bene che si utilizzi in modo appropriato ciò che abbiamo a disposizione. Non possiamo più permetterci di dissipare». Nella provincia di Ancona la dispersione idrica supera il 31%. 


Le perdite
Ciò significa che per ogni litro d’acqua erogato, un terzo viene perso. «Perciò dobbiamo essere pronti a sfruttare l’opportunità che ci viene offerta dal Pnrr - insiste Ciarulli - per ammodernare la rete idrica e riportare la situazione ad un livello di normalità. A ciò si deve aggiungere un comportamento responsabile dei cittadini, attraverso buone pratiche da osservare costantemente». Lungo la costa, nelle zone di maggiore concentrazione turistica, si prevede un consumo maggiore di acqua. Ma da Acquambiente, società che gestisce le forniture idriche di Castelfidardo, Numana, Sirolo, Filottrano e Cingoli, fanno sapere che non c’è nessuna criticità alle porte.

«Evitiamo di fare allarmismi - frena subito il presidente, Massimo Palazzesi - per i nostri invasi non c’è nessun problema». La disponibilità di acqua, infatti, è tale da non dare adito a preoccupazioni. «Abbiamo stimato, da qui a fine stagione, un consumo d’acqua di due milioni e mezzo di metri cubi - spiega Palazzesi - e anche se non dovesse piovere mai fino a settembre, previsione ovviamente per assurdo, saremmo ugualmente coperti».
Il messaggio è chiaro: seppure dovesse permanere un’assenza prolungata di precipitazioni associata ad una condizione di siccità, le riserve idriche a disposizione dell’ente sarebbero comunque sufficienti ad approvvigionare i territori di competenza.

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