Si infatua del fisioterapista
e diventa la sua ossessione

Martedì 15 Ottobre 2019
ANCONA - Uomini che odiano le donne. Ma anche il contrario. È lo stalking in rosa: lei che rovina la vita a lui per un’infatuazione fuori controllo. Dalle rose era passata alle lettere compromettenti la 45enne residente a Falconara, a processo dopo la denuncia di un fisioterapista che nella prima udienza si è costituito parte civile insieme alla compagna (prossimo appuntamento in tribunale, il 28 gennaio). Lei adesso nega tutto, ma l’accusa si avvale di prove circostanziate. 

Era una cliente abituale del centro di fisioterapia. Per quei massaggi ha perso la testa. Non si è mai dichiarata, ma l’anno scorso avrebbe dato vita a un corteggiamento spinto: mazzi di fiori consegnati in studio, a casa o sul parabrezza dell’auto, poi una serie di lettere, scritte a macchina, in cui seminava zizzania tra lui e la sua fidanzata. «Vedi? Ti tradisce, non fa per te». E in allegato, le foto di quella ragazza con altri uomini, tratte però da Facebook. Una volta si sarebbe finta fattucchiera. «La compagna di vostro figlio mi ha chiesto di fargli un incantesimo d’amore, ma io mi sono rifiutata», c’era scritto in un foglietto consegnato ai genitori del fisioterapista, che un giorno si è visto recapitare a casa una sua stessa camicia imbrattata di croci realizzate con vernice rossa e la biancheria intima della compagna, tutta tagliuzzata.

«Quando capitano queste cose, all’inizio ci ridi, ma poi ti rendi conto dell’incubo in cui sei sprofondato: litigavo con la mia ragazza, mi sentivo sott’accusa e avevo paura che potesse succedere qualcosa di brutto a lei e a me», si sfoga oggi il fisioterapista, convinto che sia stata la cliente a commissionare un furto a casa sua, tentato da un rom che ha forzato la serratura e tagliato i cavi della videosorveglianza. I tabulati dimostrerebbero contatti continui, quella notte, tra il ladro e la presunta mandante. E forse c’è sempre il suo zampino dietro il principio d’incendio scoppiato, in quello stesso periodo, nella casa in campagna della fidanzata della vittima: la magistratura accerterà se la stalker, oltre ad essere malata d’amore, è pure una piromane. Lo stalking in rosa è una minoranza statistica rispetto al centinaio di nuovi episodi di violenze (per metà sono maltrattamenti, ma non mancano abusi sessuali) su cui lavora la questura di Ancona dall’inizio dell’anno con la Squadra Mobile guidata da Carlo Pinto, le Volanti coordinate da Franco Pechini e la Divisione Anticrimine diretta da Gerardo Carulli. Sono 49 i casi aperti (con 5 misure cautelari emesse) dal 9 agosto, quando è entrata in vigore la legge sul Codice Rosso in materia di violenza di genere che ha introdotto nuovi reati (come lo sfregio e il revenge porn), ha aggravato le pene e ha velocizzato le indagini, imponendo alla magistratura l’obbligo di sentire le vittime entro 3 giorni dalla notizia di reato. 
Basterà per porre un freno agli stalker scatenati? Non si direbbe, a giudicare da un’estate nera, intrisa di paura, intimidazioni, sangue. Perché il mostro, spesso, è nascosto in casa. E lì, protetto da quattro mura, crede di poter far tutto, impunemente. La donna, allora, diventa un oggetto, una proprietà: quando un love story finisce, si scatena la gelosia o, meglio ancora, un accecante desiderio di possesso.

«Se non torni da me ammazzo te e tuo figlio», scriveva un rom jesino alla ex, giovane mamma anconetana, dal campo nomadi di Bologna in cui è stato arrestato dai carabinieri, a fine settembre. «Vi faccio fuori tutte e due», urlava un 29enne tunisino alla fidanzata di 23 anni e alla mamma, sospettando un tradimento: e giù botte alla studentessa e calci alla sua auto. Ci ha pensato la polizia a fermarlo ad agosto, come anche, a luglio, il marocchino di 26 anni arrivato a pedinare la ex in treno e sfondare una finestra per entrare in casa sua e picchiarla. Dall’inizio dell’anno 105 vittime si sono rivolte al centro antiviolenza di via Cialdini, gestito dall’associazione Donne e Giustizia. 

«In media, ogni anno, ci occupiamo da 130 a 150 casi - spiega la presidentessa, avv. Roberta Montenovo -. Il trend è costante, c’è più consapevolezza, ma il Codice Rosso fin qui non ha portato né benefici né danni: anzi, il timore è che velocizzare le indagini potrebbe essere controproducente per la vittima, dietro la quale c’è sempre una storia che non può essere rivelata in 3 giorni». L’urgenza normativa rischia di intasare il lavoro di polizia giudiziaria e procure a fronte di casi di stalking e violenze cresciuti in modo esponenziale. «Non sono aumentati gli episodi, ma la propensione a denunciare - spiega il vicequestore Carlo Pinto -. La maggiore fiducia nelle istituzioni abbatte la reticenza e la paura di non essere tutelati dalla legge».  Ultimo aggiornamento: 17:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA