Si balla dentro i recinti: «Cambiate
le regole, così la movida muore»

Martedì 20 Agosto 2019
Si balla dentro i recinti: «Cambiate le regole, così la movida muore»

SENIGALLIA - Movida in via d’estinzione sulla spiaggia di velluto e il vicesindaco dice basta, invitando il legislatore ad aggiornare le leggi. Molti contestano il fatto di applicare le stesse regole valide per i locali al chiuso in spiaggia. All’aperto la norma costringe i bagnini a recintare la pista da ballo e se qualcuno danza fuori dal recinto il bagnino commette un reato. Come accaduto ai fratelli Lucarelli, titolari dello stabilimento 18 Nodi sul lungomare Da Vinci. Gli agenti hanno fatto solo rispettare una legge, molto contestata. 

 

«Forse per le feste in spiaggia è arrivato il tempo che il legislatore scriva regole nuove – sbotta Maurizio Memè -, dedicate a questo luogo all’aperto. Non si possono applicare regole datate e pensate per locali al chiuso adibiti a pubblico spettacolo. Questo post non è il pianto del coccodrillo – aggiunge replicando a chi l’ha attaccato - ma l’auspicio a riscrivere regole, che non competono all’Amministrazione comunale, per evitare che le attuali non producano effetti deleteri per il turismo senigalliese».

C’è chi suggerisce di incaricare il sindaco in qualità di presidente Anci per imprimere una svolta. «Soltanto un’istituzione come l’Anci – commenta Richard Mengucci, imprenditore - può far sentire la voce di centinaia di comuni e migliaia di operatori che vivono nel constante terrore che la propria attività venga sospesa da un giorno ad un altro». Non avevano questa paura i fratelli Lucarelli che avevano fatto anche più di quanto la norma prevede. Avevano messo cinque buttafuori, invece di uno, per evitare che gente fuori dal recinto ballasse. 
«Servivano a dissuadere il pubblico a ballare fuori dallo spazio destinato – spiega l’ingegnere Paolo Rossi Berluti, consulente dei 18 Nodi -. Dopo le 18 secondo la legge nazionale l’attività del ballo in spiaggia diventa pericolosissima infatti equipara uno spazio da ballo in spiaggia a strutture come il teatro alla Scala di Milano. Sono pericolose allo stesso modo per la legge e quindi hanno le stesse prescrizioni». Costi quindi altissimi. L’alternativa c’è per poter ballare con obblighi di legge più abbordabili. Basta non superare le 200 persone. «Il giusto equilibrio economico e gestionale è dato dalla possibilità di limitare la capienza a 200 persone nei “recinti” – prosegue –. Dov’è il problema? Convincere la gente fuori a non ballare. Se accade il bagnino commette un reato». Senigallia sembra diventata come Beamount, la cittadina degli Stati Uniti che ha ispirato il film Footloose, come fa notare Beatrice Brignone. 

«A Beamount sono vietati i balli – spiega la segretaria di Possibile -. A monte di questi divieti ci sono eventi drammatici: la morte di alcuni giovani dopo un concerto. Anche a Senigallia. Il ballo è la discriminante numero uno. Se poi ci sono più di 200 persone meglio se chiudi il locale e mandi tutti a casa. Siamo arrivati al punto che sei autorizzato a mettere musica, ma rischi grosso se qualcuno si mette a ballare nel locale, sul marciapiede o per strada. Questa non è sicurezza, è roba ridicola». La Brignone ricorda che le vittime della Lanterna Azzurra «non sono morte di ballo ma per i criminali che sulla loro pelle hanno lucrato. Le norme devono essere giuste e sensate se non lo sono si cercano soluzioni ».

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