Serra San Quirico, sballo per gioco
muore a 20 anni in casa dell'amico

Venerdì 15 Luglio 2016 di Talita Frezzi
Emanuele Panarello

SERRA SAN QUIRICO - Muore a vent’anni per aver inalato del gas contenuto in una bomboletta di aria spray refrigerante per pulire i computer. È morto in casa di un suo amico, che pur avendo tempestivamente allertato il 118 non ha potuto fare nulla per salvarlo. Una morte assurda, un gioco stupido sfuggito di mano, l’ultima moda dello sballo tra i giovanissimi o una tragica fatalità. 

Lo choc
I Carabinieri dovranno ora chiarire cosa è accaduto ieri mattina verso le 11 in un’abitazione in via Clementina a Stazione di Serra San Quirico, dove Emanuele Panarello, 20 anni, ha trovato la morte. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, sembra che il ragazzo - siciliano d’origine e trapiantato da alcuni anni nelle Marche - ieri poco prima delle 11 avesse raggiunto la casa dell’amico.
Prima era andato in una ferramenta della zona ad acquistare quella bomboletta che solitamente viene usata per la pulizia dei computer. Ma, il pessimo maestro di Youtube insegna, è anche l’ultima frontiera dello sballo giovanile in quanto i suoi effetti sono simili a quelli dell’abuso di etanolo (alcol), con una prima sensazione di euforia e distacco dalla realtà, ma poi un progressivo calo di riflessi che non permette più di distinguere un pericolo da una situazione di controllo. E potrebbe annidarsi in questa fase la trappola mortale. Giunto a casa dell’amico, Emanuele avrebbe inalato il gas e in seguito all’assunzione, avrebbe iniziato a stare male.
L’amico ha chiamato il 118 e sul posto sono intervenuti l’automedica e persino l’eliambulanza, ma ogni disperato tentativo di soccorso si è rivelato purtroppo inutile. Per Emanuele non c’è stato nulla da fare. 
I sanitari hanno tentato massaggi cardiaci e tecniche rianimatorie, ma alla fine si sono dovuti arrendere. Il cuore aveva smesso di battere. Il decesso è stato causato con ogni probabilità dall’assunzione della sostanza in sovraddosaggio, forse proprio per procurarsi eccitazione psicofisica.
L’overdose ha provocato nel ragazzo un arresto cardiorespiratorio che lo ha condotto velocemente alla morte. Emanuele ha perso la vita così, sotto gli occhi inorriditi dell’amico che ha tentato di rianimarlo e di aiutarlo ma purtroppo invano. I militari dovranno accertare ora se quella fosse una condotta “abituale” del giovane o se avesse voluto “provare” proprio ieri.

Il ricordo degli amici
Centinaia di post, foto, canzoni. Yuri: «Ancora non ci credo, ti ho scritto ieri sera dopo aver saputo del tuo ritorno e ora la notizia della tua morte... spero sia un brutto sogno». E se il dolore corre sui social - dove Lele, così era soprannominato, condivideva la passione per la musica afro, per i rave party, le discoteche e la palestra - l’autorità giudiziaria sta cercando di far luce su questa tragedia assurda. 
La salma è stata trasferita all’Istituto di medicina legale di Torrette dove oggi alle 11 sarà svolta l’autopsia. I Carabinieri hanno anche sentito l’amico che era presente al momento del malore fatale, la prassi per ricostruire gli ultimi istanti di vita della vittima. Esclusa ogni responsabilità di terzi e anche la pista del suicidio: la bomboletta della morte non doveva essere il mezzo per togliersi la vita, anche se poi così invece è stato. Ma Lele non voleva farla finita. E proprio questa consapevolezza spinge la famiglia a chiedere chiarezza sulle cause della morte di Emanuele. «Aveva una grande voglia di vivere, non possiamo credere che un gioco possa avercelo portato via». 

Ultimo aggiornamento: 16 Luglio, 09:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA