Serra San Quirico: il fuoristrada e poi il terrore «Ero imprigionata tra i rovi»

Un'immagine dell'incidente a Serra San Quirico
Un'immagine dell'incidente a Serra San Quirico
di Talita Frezzi
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Mercoledì 12 Ottobre 2022, 05:30 - Ultimo aggiornamento: 17:22

SERRA SAN QUIRICO- «Non ho mai perso i sensi, ho visto tutto e non lo posso dimenticare. I dolori che ho addosso non sono niente in confronto alla mente, è diverso. Per quella ci vuole più tempo…». E’ stata dimessa dall’ospedale di Torrette nella notte tra lunedì e ieri, Sabrina Gasparini 57 anni, una dei due superstiti al tremendo incidente nel canale di Sant’Elena. E’ stata salvata da alcuni residenti e dai Vigili del fuoco, che con una corda l’hanno estratta dalle acque fangose e mortali del canale che costeggia l’Abbazia di Sant’Elena, dopo che la Polo su cui viaggiava insieme ad altri tre colleghi dell’Elica di Mergo vi era finita dentro. Di quei terribili minuti che hanno preceduto la tragedia in cui hanno perso la vita le colleghe e amiche Cinzia Ceccarelli (58 anni) e Sabina Canafoglia (51), non vuole parlare. Comprensibilmente troppo doloroso per lei che è viva per miracolo. E che, sempre cosciente, ha visto la morte in diretta, temendo che prendesse anche lei.

Lo sgomento

«Non ho voglia di parlarne – si scusa – a parte i dolori che ho fisicamente, causati dal fuoristrada e dai rovi dove sono rimasta impigliata, e l’ipotermia iniziale…tutto sommato sto meglio. Quando mi hanno riscaldata, tirandomi fuori dal canale, mi sono ripresa. Non ho mai perso i sensi, sono sempre rimasta cosciente. Sto male per quello che è successo, non me la sento di raccontare…» e quando nominiamo Cinzia e Sabina la voce si scioglie in commozione. Il ricordo si fa lucido, prepotente. Il dolore, il trauma di quello choc così forte, irrompe e ha il sopravvento. Almeno lei, Sabrina, lunedì sera è potuta tornare a casa a riabbracciare il marito e il figlio, nella loro abitazione di Monsano. Alle famiglie di Cinzia e Sabina invece, è rimasto solo il pianto. I quattro colleghi – Cinzia Ceccarelli, Sabina Canafoglia, Sabrina Gasparini e Matteo Guerri – erano tutti operai di linea allo stabilimento Elica di Mergo. Avevano da poco terminato il turno di pomeriggio, si spostavano tutti con una macchina per abbattere i costi ed erano soliti passare per la scorciatoia di Canale Sant’Elena per risparmiare anche sui tempi di percorrenza fino a casa. Quella stretta e insidiosa lingua d’asfalto che taglia la campagna collegando Mergo a via Clementina, permettendo di evitare il traffico della superstrada 76, il semaforo di Angeli di Mergo e il sottopassaggio ferroviario, la percorrevano tutti gli operai dell’Elica.

La strada di casa

E anche Cinzia, al volante della sua Volkswagen Polo, chissà quante altre volte l’avrà fatta per tornare a casa a Jesi più velocemente. Adesso è una strada che fa paura, come il ricordo di questa tragedia di cui non vuol parlare neanche l’altro superstite, Matteo Guerri. L’uomo, 52 anni, vive a Monsano. Lunedì sera viaggiava sul sedile posteriore destro. Mentre l’auto fuori controllo stava finendo nel canale, ha avuto la prontezza di aprire lo sportello e buttarsi fuori. «Però in acqua ci sono finito pure io – ci spiega – quando sono riuscito a uscire dall’abitacolo, la macchina era già finita dentro al canale. Sinceramente l’ho vista andare dentro dritta, non capovolta ruote all’aria…». Invece così, in questa posizione innaturale l’hanno estratta dal canale i Vigili del fuoco con l’autogru. Trascinata per circa cento metri dalla corrente, fortissima, di quel canale ricavato per l’irrigazione dei campi, l’auto deve essersi capovolta per la furia delle acque ingrossate anche dalle piogge del pomeriggio. Quando i sommozzatori si sono immersi per recuperare le due vittime, la vettura era semi sommersa in quasi tre metri d’acqua, con le ruote all’aria.

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