Inala gas da una bomboletta e muore
Il pm indaga per istigazione al suicidio

Sabato 16 Luglio 2016 di Talita Frezzi
Inala gas da una bomboletta e muore Il pm indaga per istigazione al suicidio

SERRA SAN QUIRICO - Un dolore infinito, accompagnato da mille interrogativi e troppi silenzi. E’ quello che stanno vivendo in queste ore drammatiche i familiari di Emanuele Panarello, il ventenne vittima di un assurdo “gioco”, giovedì mattina in casa di un amico in via Clementina a Serra San Quirico Stazione. Ha inalato il gas contenuto in una bomboletta di spray refrigerante, forse per sballarsi, ma il sovradosaggio della sostanza tossica lo ha mandato in arresto cardiorespiratorio fino a ucciderlo. 

Ieri all’Istituto di medicina legale di Torrette si è svolta l’autopsia, disposta dalla Procura per chiarire i contorni di questa terribile vicenda. Il medico legale dottor Raffaele Giorgetti ha condotto l’esame autoptico, dal quale non sarebbero emersi elementi particolari circa l’avvelenamento. L’anatomopatologo ha a disposizione 90 giorni per depositare la perizia. Intanto, il Pm Valentina Bavai ha aperto un fascicolo per “istigazione al suicidio”, anche se è chiaro - unico elemento certo in questa tragedia - che di suicidio proprio non si tratti, perché Emanuele amava la vita e la viveva pienamente.

 

Ma quella è l’unica ipotesi di reato, l’unico modo giuridico, che permetta alla Procura di poter avviare delle indagini sul caso e di poter quindi disporre anche esami autoptici e accertamenti irripetibili. I Carabinieri che stanno conducendo le indagini, hanno sentito tre persone informate dei fatti: l’amico 59enne presso cui la vittima si trovava al momento del malore fatale e che per primo lo ha soccorso; il commerciante della ferramenta dove il ragazzo ha acquistato lo spray e un testimone che l’avrebbe incontrato proprio quella mattina. Nessuna contraddizione, discrepanza o versione che possa minimamente far supporre la responsabilità di terzi nell’assurda morte di Emanuele, sempre più riconducibile a una disgrazia per un gioco, una moda assurda, una fatalità. 

Ma la famiglia vuole la verità a tutti i costi, qualunque essa sia, per trovare pace e rassegnazione. Tramite l’avvocato di fiducia Diego De Giacomi i genitori hanno presentato istanza di sequestro del cellulare del figlio e del traffico dati di internet, quindi anche della pagina Facebook, di whatsapp, messenger e delle sue chat. «Vogliamo solo la verità, se c’è un colpevole è giusto che paghi. Se è stata una disgrazia, vogliamo saperlo, perché adesso viviamo solo nel dolore. Lo avevamo salutato neanche mezz’ora prima, ci ha detto: Esco a fare un giro e ci vediamo dopo, invece non è più tornato - dicono mamma Domenica e papà Giuseppe - non avremmo mai potuto immaginare una cosa del genere. Vogliamo la verità sulla sua morte e faremo di tutto affinché venga fuori». 

Sotto choc anche i fratelli Andrea e Antonio. Proprio Antonio, insieme al padre erano uscito quel giovedì per andare in tabaccheria, lungo via Clementina. Hanno visto ambulanze e Carabinieri a casa dell’amico di Emanuele. Si sono avvicinati e hanno scoperto la tragedia. «Emanuele era un tipo tosto, che amava la vita – lo ricorda il fratello Antonio – aveva tanti amici, gli piaceva andare alle feste e stare in compagnia. Era socievole e affettuoso, sapeva farsi voler bene. Ancora non ci posso credere che sia morto per una cavolata, per un gioco sfuggito di mano... riposa in pace fratellone, sarai sempre con noi». La salma è stata composta alla Casa del Commiato di Bondoni dove oggi sarà allestita la camera ardente. 

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