Senigallia, rischia il licenziamento per assenteismo ma faceva commissioni per i suoi superiori

Venerdì 3 Luglio 2020 di Sabrina Marinelli
La sede del Musinf a Senigallia
SENIGALLIA - Si assenta dal posto di lavoro per delle commissioni, ordinate dai suoi superiori, e rischia il licenziamento. Quasi otto mesi è durato il calvario del custode del Musinf, segnalato al suo dirigente da un dipendente che l’aveva visto fuori dal museo durante l’orario di lavoro. Il custode era stato chiamato a svolgere la mansione di fattorino. Chi ha fatto la soffiata non poteva saperlo ma ha innescato per il 64enne un’odissea conclusa il 24 giugno con l’archiviazione del procedimento disciplinare.

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La vicenda 
Tutto è partito il 7 novembre scorso quando da due uffici del suo stesso settore l’uomo si è visto chiedere di ritirare delle stampe ed un toner in due posti diversi. Alle 8.33 il dipendente, che ha fatto la segnalazione al dirigente della Cultura, l’ha visto davanti ai giardini Catalani di viale Leopardi e non al Musinf di via Pisacane. Subito ha pensato fosse un assenteista. Alle 7.33 infatti aveva timbrato il cartellino. In realtà stava andando a ritirare delle stampe in un’attività di viale Leopardi, stessa via in cui si trovano gli uffici dell’ex Gil dove poi ha preso un toner. «Per effettuare la timbratura avrebbe dovuto percorrere trecento metri, essendo sprovvisto il museo dell’apposito dispositivo - spiega Vincenzo Marino, referente regionale Ugl – inoltre stava svolgendo delle commissioni per il Comune quindi stava lavorando, non era a passeggio».

Non c’era bisogno insomma di smarcare il cartellino uscito dal museo perché, pur non essendo mansioni di sua competenza, stava lavorando per il Comune. Il dirigente ha però aperto un provvedimento disciplinare, che avrebbe potuto portare al suo licenziamento, con la contestazione: «aver falsamente attestato la propria presenza in servizio con modalità fraudolenta». Il presidente dell’Ufficio procedimenti disciplinari, dopo varie sedute per ascoltare i testimoni e ricostruire l’esatta vicenda, ha accolto la domanda di archiviazione del procedimento per il 64enne, assistito dai sindacalisti dell’Ugl Vincenzo Marino e Anna Grasso. Insomma tutto un equivoco che per quasi otto mesi però ha tolto serenità al custode del Museo dell’informazione. «Chi restituirà i mesi di sonno persi con la paura di vedersi licenziare solo per aver obbedito a degli ordini arrivati da due suoi superiori? – commenta Marino –, chi controlla invece il dirigente, che in maniera così solerte e senza le dovute verifiche, ha rischiato con tanta superficialità di mandare in mezzo alla strada un padre di famiglia? La giustizia alla fine ha prevalso ma ci sono voluti quasi otto mesi e nessuno risarcirà il dipendente, ingiustamente additato di essere assenteista, inoltre chi ha sbagliato non pagherà ma continuerà a svolgere il suo lavoro come nulla fosse accaduto». © RIPRODUZIONE RISERVATA