Concessionarie fantasma di supercar
condannati gli specialisti della truffa

Venerdì 22 Dicembre 2017
Concessionarie fantasma di supercar condannati gli specialisti della truffa

SENIGALLIA - Confermate dalla Cassazione le otto condanne per la truffa milionaria legata all’acquisto delle supercar. Mercoledì sono diventate definitive per Vinnaco e Maurizio Frezza, i fratelli che dovranno scontare rispettivamente 7 anni e 6 mesi e 5 anni, e per il terzo senigalliese, Luigi Pettinelli condannato a 6 anni. Sono invece 5 gli anni contestati a Caterina Cambrizzi, 4 a Rocco D’Agostino, 3 anni e 6 mesi a Maurizio Pierantoni, 2 anni e 4 mesi a Sandro Orazi e 2 a Maurizio Marcelli. La maggior parte degli avvocati sta preparando le istanze per far valere tutti i benefici di legge, al fine di evitare la custodia cautelare che alcuni di loro rischiano. 

I fatti contestati risalgono al 2004 quando i fratelli Frezza e Pettinelli sono stati arrestati dal Gico della Guardia di Finanza che aveva definito i tre senigalliesi “gli specialisti delle truffe”. Erano ritenuti a capo di un’organizzazione criminale, composta da oltre dieci persone, alcune delle quali hanno già concluso l’iter processuale. Un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa per un giro d’affari fraudolento, stimato in 10 milioni. In un primo momento erano stati contestati 54 capi di imputazione, poi diventati tre, tra cui truffa aggravata, bancarotta fraudolenta, falso e riciclaggio legato all’acquisto di automobili di lusso, da cui è nato il nome della truffa delle supercar. Secondo il sistema escogitato, appurato in due anni di indagini dalle fiamme gialle, tutto ruotava attorno alla costituzione di società, intestate a dei prestanome incensurati, che riuscivano ad ottenere finanziamenti bancari senza mai restituire il denaro. 

Il meccanismo della truffa, che ha coinvolto Marche, Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Veneto e Abruzzo, prevedeva infatti l’apertura di concessionarie. Per l’acquisto delle auto di grossa cilindrata, tra cui Porsche, Mercedes, Audi e Bmw, i titolari chiedevano dei prestiti. La prima volta li restituivano per guadagnarsi la fiducia degli istituti di credito e delle società di leasing poi aumentavano la richiesta di fido e, una volta ottenuti i soldi, sparivano senza restituire le somme. In primo grado nel 2013 erano arrivate condanne per 77 anni a carico di tutti gli imputati coinvolti nell’inchiesta condotta in varie regioni. La Corte d’Appello nel 2015 ha dimezzato le pene nella maggior parte dei casi e nel frattempo alcuni reati si sono prescritti. La Cassazione mercoledì ha confermato le condanne arrivate in secondo grado, ora diventate definitive. A difenderli gli avvocati Canafoglia, Liso, Pancotti, Benni, Benini, Bisio e Vannini.

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