Senigallia, risse e sbornie al Foro:
«Non sappiamo cosa poter fare»

Giovedì 3 Gennaio 2019 di Sabrina Marinelli
Senigallia, risse e sbornie al Foro: «Non sappiamo cosa poter fare»

SENIGALLIA - «Stiamo nella pescheria perché non sappiamo dove andare». A parlare per la prima volta è un ragazzo del gruppo che tutti i giorni si ritrova al Foro Annonario. Un testimone delle continue liti ed episodi di abuso alcolico che hanno fatto dell’ex pescheria un luogo da evitare. Tutti ormai sanno in città cosa accade là sotto ma pochi si chiedono perché questi ragazzi si ritrovino proprio li e perché trascorrano il pomeriggio a scolare bottiglie.
  
Uno di loro ha accettato di parlare, raccontare uno spaccato desolante di una gioventù bruciata. «Di solito ci ritrovavamo in piazza IV Agosto dietro al Comune – racconta – poi la gente ha iniziato a protestare, sono arrivate tutti i giorni le forze dell’ordine e ce ne siamo dovuti andare. Prima sotto la Rocca poi anche lì davamo fastidio e alla fine siamo venuti nell’ex pescheria. Se non sta bene che stiamo qui basta che ci dicano dove possiamo vederci. Da qualche parte dovremmo pur andare».

Non è tanto il fatto che si ritrovino in quello spazio a rappresentare un problema, quanto il modo in cui si intrattengono. «Io personalmente bevo il giusto – prosegue –, però ci sono altri che se non si ubriacano non si divertono. Del resto non sanno cosa fare e bere è un modo per passare il tempo. Anch’io non so che fare e dove andare. Dopo è chiaro, se sei ubriaco i nervi scattano e si finisce tutti i giorni a litigare anche in maniera pesante». È desolante che dei giovani non sappiano come occupare il tempo e non abbiano interessi da condividere. Il gruppo è composto da ragazzini dai 16 anni e si arriva fino oltre ai 40. Ma come fanno i minorenni a procurarsi l’alcol?

«Ci vanno i maggiorenni – prosegue il ragazzo – li vanno a comprare al supermercato. C’è una 17enne ad esempio che tutto ciò che vuole ottiene. Essendo molto carina in molti le vanno a comprare da bere solo per farle un piacere. Poi lei si ubriaca spesso e fa a capelli con l’amica come successo la settimana scorsa. Una volta le forze dell’ordine hanno chiamato i genitori. È arrivato il padre a prenderla e lei l’ha picchiato davanti a noi».

Il ragazzo lancia un gridio d’aiuto. Ha accettato di parlare, pur con la tutela dell’anonimato per paura di ripercussioni, perché non gli piace ciò che avviene sotto i suoi occhi. «Io non mi ubriaco e non mi drogo ma vedo quello che succede – conclude –, nemmeno io so dove altro andare ma fa male vedere ragazzini tanto giovani rovinarsi così. Poi di quello che combinano ci andiamo di mezzo anche noi maggiorenni perché la gente si arrabbia con tutti. Secondo me è giusto raccontare le liti e le risse ma qualcuno deve porsi il problema che non è solo di ordine pubblico. È un problema sociale. Non basta intervenire ogni volta che succede qualcosa ma fare in modo che non accada nulla».

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