La pillola anti-Covid a due pazienti senigalliesi. E intanto l’Usca avvia la terapia a domicilio

Domenica 9 Gennaio 2022 di Sabrina Marinelli
La pillola anti-Covid a due pazienti senigalliesi. E intanto l Usca avvia la terapia a domicilio

SENIGALLIA  - Prime pillole antiCovid somministrate da venerdì a due pazienti senigalliesi. L’Usca non ha perso tempo ed è tra le prime in Italia ad essersi subito attivata per iniziare la terapia domiciliare. Forse non tutti sanno che il farmaco è stato messo a punto in parte alla Emory Univerity di Atlanta, dove lavora il professore Guido Silvestri. 

 


«Venerdì i primi due pazienti senigalliesi sono stati inseriti nel percorso di prescrizione Aifa del Molnupiravir – spiega il dottore Claudio Balicchia dell’Usca - per pazienti Covid ad alto rischio evolutivo, disponibile da martedì in Italia. Hanno iniziato quindi da venerdì la terapia perché rientravano tra quelli con i requisiti richiesti. Siamo stati tra i primi ad iniziare anche se non i primi in assoluto, con noi ha avviato la terapia anche Pesaro. Rispetto ad un anno fa – ricorda il medico sempre in prima linea - tra vaccini e prime terapie specifiche, la situazione è cambiata enormemente». 


Un risultato importante rilanciato dallo scienziato senigalliese Guido Silvestri nel suo seguitissimo account Facebook dove rivela anche un altro aspetto. «Ricordo – spiega l’immunologo - che il Molnupiravir è stato inventato in parte alla Emory University, dove io lavoro, e che la stessa, non io personalmente né il mio laboratorio, riceve royalties relative a questa invenzione». Il dottor Claudio Balicchia, stimato dentista arruolato nell’Usca essendo laureato in Medicina e Chirurgia, ha subito informato Silvestri dell’ottimo risultato. «Un’altra pietruzza è stata aggiunta – spiega il dottor Balicchia - lavorando in squadra con la scienza, quella vera, con i vaccini, i monoclonali e gli antivirali specifici, il quadro sta cambiando lentamente ma inesorabilmente giorno dopo giorno. Impensabile solo un anno fa con questi numeri».

Il dottor Balicchia ricorda anche il lavoro di squadra e la sinergia che si è creata sul territorio dove l’Usca ha agito «insieme ai medici di medicina generale, ai colleghi della medicina per i monoclonali, a quelli del dipartimento di prevenzione e vaccinazione, agli instancabili infermieri che giornalmente gestiscono ormai 600 test in drive. Sempre resilienti e pronti a cambiare con il cambiare dello scenario. Per un futuro migliore per tutti». I pazienti in cura stanno bene, sono a casa e non hanno sintomi gravi ma rientrano tra quelli ad altro rischio.

 

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