Non c'è pace: il gazebo del laboratorio analisi utilizzato da qualcuno come garage

Martedì 28 Settembre 2021
Non c'è pace: il gazebo del laboratorio analisi utilizzato da qualcuno come garage

SENIGALLIA -  Il gazebo del Laboratorio analisi utilizzato come garage. E’ stato il dottore Fabrizio Volpini a segnalare la presenza di una macchina al suo interno, forse in cerca di un parcheggio coperto per ripararla dalla pioggia nella giornata di domenica.

 

«Il famoso gazebo allestito per proteggere dall’acqua e dal freddo – ha scritto il coordinatore dell’Usca in un post su Facebook, allegando una foto - quanti sono in attesa del prelievo al laboratorio analisi di Senigallia». A parte questo inconveniente che non è nemmeno l’unico, stando alla testimonianza di chi ha visto anche una signora utilizzare il pozzo nell’area ospedaliera come bagno pubblico, restano i problemi legati ai reparti e alla carenza di personale, come denunciato ieri anche dal presidente del Tribunale del malato.

«Che futuro avrà il nostro ospedale? Questa è la domanda che i cittadini si chiedono e ci chiedono – interviene Umberto Solazzi, presidente del Tdm -. La situazione attuale, che diventerà più evidente nel prossimo futuro, è la seguente: quando un problema medico od organizzativo non può essere risolto a Senigallia, il paziente viene inviato a Jesi, a Fabriano o, in alcuni casi, anche a Fermo. Per il Laboratorio analisi la sede centrale è stata stabilita a Jesi, come per la Radiologia, la Farmacia, l’ufficio informazione. Per quanto riguarda poi l’Utic, continua a operare come se fosse cardiologica quando ormai è stata declassata ufficialmente solo a riabilitativa. Ma si può? Grave la situazione anche al Pronto soccorso, dove la carenza di personale si fa cronica: a fronte di cinque camici bianchi che se ne vanno, l’importante reparto ha ottenuto un solo sostituto, con un saldo di meno quattro unità».

Nel reparto oltre al personale manca ancora la Tac che non è stata ancora installata. Tanti insomma i problemi lamentati da più parti e che, nel caso della carenza di personale, si ripercuotono in liste d’attesa sempre più lunghe. 

 

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