«Alfredo violento, ho le prove nel pc». Ecco la mossa difensiva di Loris, il papà killer

Giovedì 6 Maggio 2021 di Federica Serfilippi
«Alfredo violento, ho le prove nel pc». Ecco la mossa difensiva di Loris, il papà killer

SENIGALLIA  - Una cartella virtuale contenente i video dei comportamenti aggressivi tenuti dal figlio Alfredo. È quanto il 72enne Loris Pasquini, arrestato il pomeriggio del 29 marzo dai carabinieri nella sua abitazione di Roncitelli con l’accusa di omicidio volontario, avrebbe conservato all’interno del suo pc con l’intenzione di mostrare i file agli operatori del Centro di Salute Mentale di Senigallia e cercare una soluzione per i disagi del figlio 26enne, disabile al 100% a causa dei suoi deficit psichici.

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Il proposito di Loris è rimasto solo sulla carta. È avvenuta prima la tragedia che ha portato lui in una cella di Montacuto e lasciato Alfredo in una pozza di sangue, raggiunto al collo da un proiettile esploso da una pistola irregolarmente detenuta dal padre.

La difesa, rappresentata dal legale Roberto Regni, ha chiesto al pm Paolo Gubinelli di accertare la presenza della cartella virtuale menzionata dal 72enne, ex ferroviere in pensione. Sarebbe l’ennesimo tassello, dal punto di vista della tesi difensiva, per provare lo stato di esasperazione raggiunto da Loris in una situazione di continuo contrasto con il figlio Alfredo, già denunciato nel 2013 e nel 2015 per maltrattamenti in famiglia. Le querele presentate dal padre sono state sempre ritirate. Il 72enne continua a ripetere sempre la stessa versione: «Quel giorno Alfredo era incontenibile, se non avessi sparato mi avrebbe ammazzato con il bastone». Si tratta di un lungo ramo, sequestrato dai carabinieri, alla cui sommità erano stati installati dei chiodi. Alfredo l’avrebbe utilizzato per picchiare Loris nel corso dell’ennesima discussione avuta con il padre, iniziata in auto e poi portata avanti nel cortile di casa. 

Il gip Sonia Piermartini, nel frattempo, ha respinto la richiesta di incidente probatorio (finalizzato alla discussione di una perizia psichiatrica sull’indagato) presentata dal difensore. Negato anche, in carcere, il diritto di visita della terza moglie, la donna thailandese che ha in parte assistito alla colluttazione tra padre e figlio. È stata l’unica testimone dell’accaduto e, per questo, all’interno dell’inchiesta ha un ruolo di primaria importanza. 

 

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