Loris Pasquini alla sbarra per l'omicidio del figlio Alfredo, l'ex moglie: «L'aveva già minacciato con una motosega»

Sabato 15 Gennaio 2022 di Teodora Stefanelli
Loris Pasquini alla sbarra per l'omicidio del figlio Alfredo, l'ex moglie: «L'aveva già minacciato con una motosega»

SENIGALLIA - È ripreso il processo in Corte d’Assise a Loris Pasquini, il 72enne accusato di omicidio volontario aggravato, e porto abusivo della pistola, per ave ucciso il 29 marzo 2021 il figlio Alfredo nell’abitazione di Roncitelli di Senigallia. A parlare ieri in aula l’ex moglie del 72enne e mamma della vittima, parte civile insieme alla figlia e sorella di Alfredo.

 

La donna, affiancata dall’avvocato Stefano Luzietti, ha ripercorso tutta la vicenda matrimoniale, raccontando episodi di tensione che c’erano stati in famiglia nel corso del tempo. 
Addirittura «sei anni prima - ha ricordato la donna – Loris aveva minacciato il figlio Alfredo con una motosega». Fatto per cui, però, non ci furono seguiti giudiziari «ma solo - riferisce il legale - una segnalazione ai servizi sociali». La vittima 26enne rimase a convivere con il papà fino al giorno della tragedia. A descrivere «una situazione di costante conflitto tra padre e figlio» anche la psicologa e psicoterapeuta Barbara Montisci, ascoltata insieme alla psichiatra Maria Grazia Santoro come consulenti della difesa, rappresentata dagli avvocati Roberto Regni e Silvia Paoletti. Oltre alle due dottoresse, la difesa ha chiamato a riferire in aula anche lo psichiatria Luigi Berloni, il parroco di Roncitelli e un volontario della Caritas. Proprio in merito alla perizia sullo status mentale del 72enne, Montisci ha sottolineato come «all’ex ferroviere sia stato diagnosticato un disturbo depressivo con tratti ossessivi di personalità». L’imputato sarebbe stato «incapace di intendere e di volere al momento dei fatti». La convivenza tra padre e figlio sarebbe stata caratterizzata dalle turbolenze di Alfredo. 
Il giovane avrebbe più volte manifestato episodi di aggressività incontenibile. Tanto da costringere l’uomo a denunciare suo figlio per maltrattamenti. Ad aggravare il quadro, poi, ci sarebbe stata «una dipendenza da cannabinoidi decennale». Secondo la madre, invece, «negli ultimi periodi il ragazzo era più tranquillo, seguiva la terapia e manifestava meno la sua aggressività». Ora si attende il 28 gennaio, data della prossima udienza, quando verrà svolto l’esame dell’imputato e ascoltato l’ultimo testimone della procura. 

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