Senigallia, «Non abbiamo seggiolini»:
famiglia con bimbi rifiutata al ristorante

Martedì 11 Giugno 2019 di Sabrina Marinelli
SENIGALLIA - Rifiutata al ristorante una tavolata con bimbi piccoli, perché il locale era sprovvisto di seggiolini. Con questa motivazione una comitiva di genitori si è vista negare la prenotazione in un locale del lungomare di levante. Una mamma indignata si è sfogata sui social, raccontando la sua esperienza, e scatenando un acceso dibattito che ha fatto emergere pareri discordanti.
C’è chi è rimasto stupito per la risposta del ristoratore e chi invece ha lamentato come sia fastidioso andare al ristorante quando ci sono tanti bambini abbandonati a se stessi che fanno confusione. Qualcuno ha anche proposto la “No kids zone” tanto in voga negli Stati Uniti per chi vuole andare al ristorante e godersi la pausa pranzo in totale relax. «Ho chiamato il ristorante per effettuare la prenotazione – racconta la donna, residente in città che preferisce però rimanere anonima – e mi sono sentita rispondere che non potevano prendere la prenotazione perché non avevano seggiolini adatti a bambini troppo piccoli. Sarebbero stati 5 o al massimo 6 e tutti di circa un anno».
  
Il ristoratore non ha negato a priori l’ingresso ai bambini ma si è detto non attrezzato ad ospitarli, non avendo seggiolini. Di conseguenza rifiutati. «Secondo me ha fatto una brutta figura Senigallia come città turistica – aggiunge la mamma che ha effettuato la telefonata -. Ho tentato di prenotare per una serata in mezzo alla prossima settimana, quindi né all’ultimo, né in serate sovraffollate. Mi è sembrato proprio che il ristorante non volesse bambini e basta».
Chiamando ieri diversi ristoranti, per capire se si sia trattato di un caso isolato, nessuno ha rifiutato tavolate con bambini. C’è da rilevare però che a volte è capitato che i clienti si lamentassero per l’ambiente troppo confusionario, reso tale dai bambini. La signora però ci tiene a ribadire che fossero davvero piccoli e di certo non sarebbero andati in giro a disturbare gli altri clienti. «Ho parlato di bambini troppo piccoli – aggiunge - hanno tutti sì e no un anno quindi dubito che avrebbero corso e schiamazzato per la sala. Ho letto chi propone “no kids zone” come si fa con i cani, evidentemente invece di evolverci stiamo regredendo. Comprendo che chi non ha figli non possa capire, ma un bambino non è un peso, è sempre un valore aggiunto nella vita di un genitore. Certo poi sta ai genitori educarli in modo che non diano fastidio agli altri, su questo concordo assolutamente. Ero la prima quando non avevo figli a lamentarmi dei genitori maleducati che lasciavano i figli incustoditi fare macello, pianti sotto l’ombrellone e delirio nei ristoranti e sono la prima ora, da mamma, a vigilare su mio figlio per evitare che disturbi gli altri. Sono fortunata perché è buono di suo ma siccome è vivo, ed è un bambino, se piange e fa casino lo porto via dai luoghi pubblici».
 
Se questo ristoratore intollerante ai bimbi piccoli non ha dato proprio prova di accoglienza, in una città che vive di turismo, è pur vero che tutti gli altri non ne fanno un problema e molti si sono anche attrezzati con aree giochi all’interno oppure dotando i bambini di posate particolari, colori per disegnare in modo tale da tenerli occupati mentre si trovano a tavola con degli adulti, i cui discorsi a loro sembreranno davvero noiosi. © RIPRODUZIONE RISERVATA