A Senigallia torna l'incubo del 2014: «Peggio dell'alluvione di otto anni fa»

A Senigallia torna l'incubo del 2014: «Peggio dell'alluvione di otto anni fa»
A Senigallia torna l'incubo del 2014: «Peggio dell'alluvione di otto anni fa»
di Emanuele Coppari
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Sabato 17 Settembre 2022, 04:15 - Ultimo aggiornamento: 18:05

SENIGALLIA - Otto anni dopo il déjà-vu dell’inferno di acqua e fango ha la voce tremula di un anziano che dalla finestra si affaccia sulla strada allagata e chiede aiuto perché non sa come uscire dalla casa diventata prigione, ha lo sguardo di fuoco dei commercianti che spingono fuori mota e disperazione dai locali devastati dagli schiaffi del fiume esondato, disegna lo scenario post bellico della merce ammonticchiata accanto ai negozi nella speranza di salvare qualcosa. Ma qui non c’è salvezza. Il Misa è una condanna fotocopia, stavolta l’alluvione ha colpito al cuore Senigallia: corso 2 Giugno, Portici Ercolani, Foro Annonario. Il centro devastato. 

L’allarme rosso 

La sentenza arriva giovedì sera poco prima delle 23. Non sembra una pioggia peggiore di altre, c’era l’allerta gialla come tante dell’estate rovente. E invece, altro che blando altolà: è l’apocalisse. I fantasmi popolano il profilo Facebook del Comune alle 23 sulle ali di un messaggio che rimbalza sui social: «L’acqua ha superato il livello di Ponte Garibaldi e di Ponte degli Angeli». È l’allarme rosso che fa ripiombare Senigallia nell’incubo del 2014. Un crescendo di raccomandazioni e ansia. Poco prima di mezzanotte l’onda di piena raggiunge il punto massimo. E rompe gli argini. Ponte Garibaldi è malconcio e frena al contrario lo scorrere impetuoso del Misa. Anche il nuovo Ponte Angeli, dedicato alle vittime della Lanterna Azzurra, è un tappo. Detriti e vegetazione fanno il resto: giù le balaustre, la città si allaga. Scatta la macchina dei soccorsi, il centro operativo comunale coordina gli interventi. Borgo Bicchia e Borgo Molino rivivono il dramma dall’alluvione parte-uno. Da via Verdi e Stradone Misa fioccano le richieste di aiuto, le auto sono trascinate via dai torrenti di fango, chi abita a pian terreno trova rifugio sui tavoli perché il fiume irrompe, sfonda le porte, come uno tsunami maledetto. Una notte disgraziata, un’altra.

In tanti vengono salvati con i gommoni da rafting dei vigili del fuoco. Non c’è scampo per Gino Petrolati, 89 anni, rimasto intrappolato nella sua auto trasformata in tomba. È di Bettolelle - una frazione distante una manciata di chilometri - l’unica vittima accertata per ora a Senigallia (il bilancio complessivo e parziale del nubifragio è di 9 morti), nel 2014 furono 4. Ma questo nubifragio ha colpito l’anima della spiaggia di velluto. Corso 2 Giugno è una distesa di melma, bar e boutique sono sottosopra. «Mi sento solo, era prevedibile una situazione del genere», Francesco Rolieri ringhia da dietro il bancone del suo Saltatappo sotto i portici. L’allerta troppo soft, la scarsa manutenzione del fiume: accuse si mischiano al dolore. Rabbia e disperazione. E spiegazioni. «Anche se avessimo avuto un alveo pulito la situazione si sarebbe verificata ugualmente, la quantità d’acqua che è arrivata e la rapidità erano eccezionali», puntualizza il sindaco Massimo Olivetti. Un muro d’acqua, una violenza inaudita: 420 millimetri in poche ore, quelli che normalmente cadono in 6 mesi. Il sole fa splendere danni e sofferenze. A metà mattina in città i volontari della Protezione civile, il personale del 118 e della Croce Rossa, i vigili del fuoco, polizia, carabinieri e Guardia di finanza sono tutti in campo. Ci sono angoli usciti da una realtà fantascientifica. Via XX Settembre corre lungo il Misa. Francesco Manzù, titolare di Maddy Hail Lab, ha l’acqua fino alla cintola. «Ho aperto da un mese, il negozio è completamente allagato, l’acqua è arrivata a 1 metro e 60, bruciati i risparmi di una vita». 

Il grido di aiuto

Arrivano i poliziotti, spuntano dalle finestre volti di residenti ostaggi in casa. «Si è otturato il tombino, non riusciamo a uscire», urla un uomo dai capelli bianchi». Dall’altra parte del ponte Angeli, in via Dogana Vecchia, auto sommerse e una bici volata su un albero. In cielo volteggiano gli elicotteri, a terra grida di dolore e voglia di riscatto. Non trattiene le lacrime Paolo Brunelli, il re dei gelati, davanti al laboratorio distrutto. Prima stima dei danni: 130mila euro. «Dopo tre anni da apoteosi, non ci voleva, ma siamo forti». Scorrono lacrime anche sul volto del vescovo Franco Manenti. «C’è grande dolore ma si attivano tutti, Protezione civile e Caritas, è un elemento di consolazione», dice in seminario, in mezzo ai 90 sfollati ospitati, destinati a diventare di più. L’ospedale ha accolto 31 persone in stato di choc e ipotermia, salvate dalle abitazioni invase dall’acqua. Anche loro ringraziano gli angeli del fango.

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