Escavo del Misa, i lavori si fermano. Cantiere sequestrato. Indagato il presidente del Consorzio

Martedì 7 Settembre 2021 di Sabrina Marinelli
Escavo del Misa, i lavori si fermano. Cantiere sequestrato. Indagato il presidente del Consorzio

SENIGALLIA - Aperto un fascicolo per smaltimento illecito di rifiuti dalla procura di Ancona, che ieri ha sequestrato la cava dove il Consorzio di bonifica aveva finora smaltito i sedimenti rimossi dall’escavo del fiume Misa. E’ stato indagato il presidente del Consorzio, l’avvocato Claudio Netti, e con lui dovrebbe esserci una seconda persona. 

 


 

Lo stop
Ieri mattina sarebbero dovuti ricominciare i lavori dell’escavo, sospesi in vista della stagione turistica, dopo una lunga pausa. Tutto bloccato. In mattinata intanto i carabinieri hanno notificato all’avvocato Netti il provvedimento. «Come mi sento da indagato? Sono molto tranquillo – spiega l’avvocato Claudio Netti –, so di aver agito nel rispetto della legge. Mi preoccupa invece la sicurezza di Senigallia. Con il sequestro della cava, il cantiere che sarebbe dovuto ripartire è fermo e mi auguro solo che nel frattempo non piova troppo a Senigallia perché l’intervento che stavamo andando a fare sarebbe servito per rendere più innocuo il fiume, aumentandone la portata e garantendo un maggior deflusso delle acque verso il mare». 


Il nodo 
Materia del contendere ancora una volta la natura dei detriti rimossi dal fondale. Finora il Consorzio li aveva considerati, anche a seguito di una serie di analisi, sedimenti portati dal fiume, quindi naturali e in quanto tali erano stati smaltiti in una cava a terra. Trattandosi della foce dove il fiume incontra il mare, l’Arpam aveva però contestato che fossero detriti del fiume, seppure le controanalisi non avessero fatto emergere elementi inquinanti. La legge prevede che i sedimenti del mare debbano seguire una procedura e quelli del fiume un’altra. Il Consorzio avrebbe smaltito a terra i detriti del mare senza rispettare la legge. Questo secondo quanto viene contestato al presidente, convinto però di aver agito secondo la normativa. 


La difesa 
«Intanto procederò ad impugnare il sequestro della cava – spiega il presidente Netti – per fare in modo che i lavori possano partire quanto prima perché ciò che più mi preme è assicurare quella sicurezza idraulica ai senigalliesi che questo intervento si prefigge di garantire. Secondaria la mia posizione da indagato che reputo un grande errore e per il quale presenterò ricorso al Riesame». L’avvocato Claudio Netti, presidente del Consorzio di bonifica delle Marche aggiunge: «Se essere indagato è il prezzo da pagare per garantire la sicurezza dei senigalliesi ne prendo atto ma fondamentale adesso è che venga sbloccata la cava per consentire la ripresa dell’intervento». La vicenda nasce da lontano, dallo scorso mese di dicembre quando l’intervento è partito per poi essere bloccato subito dopo. Prima il sopralluogo della guardia di finanza nel cantiere, poi dell’Arpam di Pesaro nella cava dove i sedimenti erano stati nel frattempo portati e l’avvio della diatriba sulla natura dei detriti per capire se arrivassero dal fiume o dal mare e di conseguenza dove andassero smaltiti. Per la procura arrivano dal mare e non potevano finire in una cava, per il Consorzio di bonifica invece la procedura avviata, dopo una serie di accertamenti, era quella corretta e cercherà di dimostrarlo l’avvocato Netti, ora indagato, nelle proprie memorie difensive.

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