Falcia un’anziana sul marciapiede
Il giudice di pace annulla la multa

Sabato 15 Aprile 2017
Falcia un’anziana sul marciapiede Il giudice di pace annulla la multa

SENIGALLIA - Annullata dal Giudice di pace la multa per eccesso di velocità fatta dalla polizia municipale ad una donna che era piombata sul marciapiede con l’auto, ferendo gravemente un pedone. I fatti risalgono al gennaio 2016 quando in via Abbagnano una macchina condotta da una 52enne, uscendo da un passo, era andata a sbattere contro l’auto della 59enne, multata per eccesso di velocità, che a sua volta era finita sul marciapiede dove stava camminando una 80enne.

La polizia municipale, concludendo le indagini, ha ritenuto opportuno ravvisare un concorso di colpa, multando entrambe le automobiliste che sono indagate per lesioni colpose, avendo l’anziana riportato gravi traumi. Le due donne al volante però sin da subito si erano incolpate a vicenda e la 59enne ha poi presentato ricorso al Giudice di pace sostenendo che, se l’altra non le fosse andata addosso, lei non sarebbe finita sul marciapiede. Questo è apparso ovvio anche ai vigili urbani, che hanno effettuato i rilievi, dal momento che la 59enne stava transitando lungo via Abbagnano quando l’altro veicolo, uscendo da un passo, le è finito addosso. Per la municipale però se la velocità fosse stata contenuta l’impatto sarebbe stato meno violento e le ferite per la pensionata meno gravi. La 59enne è indagata per lesioni colpose e la giustizia corre su due binari che possono incrociarsi.

Il Giudice di pace ha stabilito che la donna non andava veloce e ha annullato il verbale, di fatto già assolvendola da responsabilità che fanno leva penalmente proprio sull’elevata velocità, giustificata dalla violenza dell’impatto. La Giunta ha dato mandato al sindaco di presentare ricorso in appello dopo aver ascoltato il maggiore Stefania Bedini, responsabile del contenzioso per la municipale. L’ufficiale ha ravvisato l’incompetenza del Giudice di pace perché nel frattempo è stato aperto un procedimento penale per lesioni colpose. Il giudice si sarebbe pronunciato in violazione del principio del contraddittorio e del diritto di difesa del Comune, che non avrebbe potuto produrre le prove decisive, in quanto coperte da segreto istruttorio nelle concomitanti indagini della Procura della Repubblica.

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