Banda dello spray alla Lanterna Azzurra, niente sconti: «Non meritano i benefici di legge»

Domenica 27 Dicembre 2020 di Lorenzo Sconocchini
Banda dello spray alla Lanterna Azzurra, niente sconti: «Non meritano i benefici di legge»

ANCONA -  Non è solo questione di condanne più pesanti, ma anche di effettività della pena, perché in ballo c’è il rischio che la banda dello spray possa uscire dal carcere in anticipo per la concessione dei benefici di legge, permessi premio o misure alternative alla detenzione.

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Ecco perché il ricorso in appello con cui di recente la Procura di Ancona ha impugnato la sentenza di primo grado sulla strage della Lanterna Azzurra, chiedendo la condanna anche per il reato di associazione per delinquere finalizzata a furti e rapine nelle discoteche, è accolta dai familiari delle vittime come un passaggio fondamentale affinché si faccia davvero giustizia. 

L’avvocato Federica Ferro, che nel processo assiste come parte civile Paolo Curi, vedovo di Eleonora Girolimini (la mamma di 39 che ha lasciato anche 4 bambini) ricorda infatti che «l’obbiettivo auspicabile sarebbe quello di scongiurare che agli autori dei fatti dell’8 dicembre 2018 sia concessa la facoltà di accedere facilmente ai benefici di legge, nel corso dell’esecuzione della pena restrittiva». Solo in questo modo, con condanne esemplari da scontare fino in fondo, il processo sulla strage di Corinaldo «avrebbe l’effetto deterrente nei confronti di analoghe bande di malavitosi».


L’avvocato Ferro ricorda infatti che le leggi in materia di concessione di benefici ai condannati contemplano «tre diversi livelli di reati cosiddetti ostativi ai fini dell’accesso ai permessi premiali o alle misure alternative alla detenzione, rispetto ai quali il reato associativo si pone tra quelli sottoposti alle preclusioni più restrittive, superabili al ricorrere soltanto di determinati requisiti di pena, e una volta acquisita una valida collaborazione nella relativa attività investigativa».


In primo grado i sei bad boys della Bassa Modenese - Ugo Di Puorto, Raffaele Mormone, Andrea Cavallari, Moez Akari, Souhaib Haddada e Badr Amouiyah - sono stati condannati con rito abbreviato a pene tra i 10 anni e 5 mesi e i 12 anni e 4 mesi. Giudicati colpevoli di omicidio preterintenzionale plurimo, lesioni anche gravi, vari episodi di furto con strappo e rapina, ma assolti dall’accusa di aver costituito una vera e propria associazione per delinquere finalizzata a commettere colpi nei locali di mezza Italia. Anche per questo (oltre che per aver legato la serie di rapine con la continuazione dei reati) le pene inflitte il 30 luglio scorso dal giudice Paola Moscaroli erano state inferiori a quelle sollecitate dai pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai (da 16 a 18 anni di carcere). Ma la Procura ora chiede che in appello i sei strappatori di collanine che scatenarono il finimondo alla Lanterna Azzurra di Corinaldo spruzzando spray al peperoncino siano condannati anche per l’ipotesi associativa. «Ciò comporterebbe - osserva l’avvocato Federica Ferro - l’effetto di riservare ai colpevoli dei delitti gravemente dannosi alla società ed alla sicurezza dei giovani, a sanzioni maggiormente afflittive, in una visione volta a ridurre e contrastare il rischio che costoro rappresentano per l’ordine pubblico». 


L’obiettivo della Procura sarebbe quello di «salvaguardare la sicurezza pubblica da un pericolo oggettivamente superiore rispetto a quello comunemente associato all’attività delinquenziale ad opera di bande occasionali, formate da giovani sbandati». E l’istruttoria svolta durante il processo avrebbe confermato, secondo il legale di parte civile, che la banda dello spray era una «pericolosa organizzazione associativa».

 

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