Alluvione, la prescrizione cancella gli abusi e le omissioni. La rabbia: «Non c'è rispetto per chi ha perso la vita»

Alluvione, la prescrizione cancella gli abusi e le omissioni. La rabbia di Cicetti: «Non c'è rispetto per chi ha perso la vita»
Alluvione, la prescrizione cancella gli abusi e le omissioni. La rabbia di Cicetti: «Non c'è rispetto per chi ha perso la vita»
di Sabrina Marinelli
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Giovedì 4 Novembre 2021, 04:05 - Ultimo aggiornamento: 16:55

SENIGALLIA - È arrivata la prescrizione per i primi reati contestati agli indagati per l’alluvione del 3 maggio 2014. Dopo sette anni e mezzo non potranno più essere processati per abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. Per il falso ideologico la prescrizione può variare da 6 a 10 anni in base alla compromissione parziale o totale dell’atto. 

La rabbia

Restano poi altri reati più gravi ma i tempi lunghi della giustizia fanno male a chi si è visto portare via un familiare. «Non ci credo più nella giustizia – esordisce Franco Cicetti che il 3 maggio ha perso il padre a Borgo Bicchia – tanto so già come andrà a finire, come una bolla di sapone. Gli avvocati sono bravi a trovare cavilli per perdere tempo e arrivare alla prescrizione, senza rispetto per chi ha perso la vita e per i loro familiari». E’ arrabbiato Franco Cicetti che da sette anni e mezzo attende giustizia per il padre Aldo, morto in quelle drammatiche ore in cui il Misa è entrato nelle case dei residenti di Borgo Bicchia. In una di queste c’erano anche i suoi genitori. La madre è stata tratta in salvo da un cittadino ma il padre non ce l’ha fatta. «Devo parlare con il mio avvocato perché vorrei andare alla prossima udienza a L’Aquila – prosegue Cicetti – vorrei dire a tutti cosa penso. Vorrei guardarli in faccia, sono molto arrabbiato. Mio padre è morto affogato eppure noi non abbiamo avuto nulla. Sono stati ripagati i danni materiali ma nessuno ha pagato per la perdita di una vita umana e non parlo solo di soldi. Non vogliamo denaro perché nessuna somma potrà mai restituire un padre ma qualcuno deve pagare, assumersi la responsabilità per la sua morte». La prossima udienza si terrà a L’Aquila il 23 novembre. Sarà l’udienza preliminare per il procedimento penale sull’alluvione di Senigallia ripartito da L’Aquila dopo che era emersa una incompatibilità nel Tribunale di Ancona. In realtà si sarebbe dovuta già tenere lo scorso 29 settembre ma, per un difetto di notifica, dovuto ad un errore in un capo di imputazione, il gup ha dovuto aggiornare la seduta. In quella sede, proprio in vista dell’imminente prescrizione che sarebbe sopraggiunta per alcuni reati, l’avvocato Corrado Canafoglia, legale del Comitato degli alluvionati costituitisi parte civile, aveva chiesto in aula agli imputati di rinunciare alla prescrizione. Nessuno aveva però risposto. Nel frattempo ieri, a sette anni e sei mesi dal 3 maggio 2014, sono caduti in prescrizione i primi reati contestati ad alcuni imputati: abuso d’ufficio e omissioni di atti d’ufficio. La durata massima del processo, secondo l’ordinamento italiano, non può superare di un quarto il termine della prescrizione che, per entrambi, è di 6 anni. Dopo 7 anni e mezzo gli imputati non potranno più essere giudicati per quei reati. 

L’udienza

Alla prossima udienza del 23 novembre quindi si andrà assottigliando la lista dei capi di imputazione. «Anche il giudice incompatibile ad Ancona perché alluvionato – conclude Franco Cicetti – possibile che non si sia accorto prima, siamo dovuti arrivare al 2020, a sei anni dall’alluvione, ricominciando tutto da capo?». Nessuna scadenza c’è invece per la causa civile, contro gli enti e chi li rappresentava, che potrà essere portata avanti come è intenzione del Comitato.

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