Molino devastato dall’acqua a Sassoferrato, Adelaide racconta i momenti di terrore: «Sono viva grazie al vicino»

Molino devastato dall acqua a Sassoferrato, Adelaide racconta i momenti di terrore: «Viva grazie al vicino»
Molino devastato dall’acqua a Sassoferrato, Adelaide racconta i momenti di terrore: «Viva grazie al vicino»
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Mercoledì 21 Settembre 2022, 03:40 - Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 08:30

SASSOFERRATO  - Ha rischiato di morire per abitudine giovedì sera la sessantenne Adelaide Spoletini. Ha rischiato di morire annegata nelle acque del Nevola, il torrente che alimenta il suo molino. Si trova a Cafabbri, nel gomito della curva della Sp48 che porta da San Lorenzo in Campo a Sassoferrato, lì dove s’innesta la strada verso Cabernardi che s’inerpica sulle colline plasmate dal ginesio, dal materiale di risulta dell’ex miniera di zolfo.

«All’inizio – racconta – non avevo dato importanza al fatto che l’acqua stava di nuovo allagando il piazzale». Confessa che, da tempo, è rassegnata. Basta un temporale più violento del solito e il Nevola straripa e stravolge l’orto, il giardino e cancella i canali di terra che portano la corrente alle macine di pietra. «Tutta colpa – accusa Adelaide - degli alberi a monte nell’alveo del torrente e che ci è vietato toccare». Però questa volta, affacciandosi dal primo piano, si rende conto che è diverso. «Mi sono trovata in mezzo a un gigantesco lago alimentato sì dal Nevola ma anche dalle acque del Monte Rotondo e di Cabernardi che, incanalate in un tubo che passa sotto la strada, si gettano nel rio dopo il Molino».

La fiducia

La 60enne, tuttavia, ha avuto fiducia. Ma non Michele Carbonari che, dopo aver controllato la proprietà del padre distante un centinaio di metri, ha capito la gravità della situazione. Coraggioso, ha affrontato il buio e le acque, raggiungendo il terrazzo e convincendo la mugnaia a fuggire. «Ho preso Emma, la mia cagnolina e mi sono aggrappata a Michele. Ringrazio Dio che è forte, senza di lui sarei morta. Le gambe mi cedevano e più di una volta ho bevuto acqua e fango». Adelaide oggi è ospite della sorella. Piange la sua casa. L’acqua ha quasi raggiunto il secondo piano e spostato le pesanti macine di pietra. Con il cugino Eraldo a Magnadorsa di Arcevia, è l’ultima mugnaia di una stirpe che fa quel mestiere dal Medioevo. 

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