«Quella sentenza non ci spaventa
Cannabis legale, restiamo aperti»

Sabato 1 Giugno 2019
«Quella sentenza non ci spaventa Cannabis legale, restiamo aperti»

ANCONA - Il giorno dopo è (quasi) tutto come prima. Serrande alzate e prodotti in bella vista, dalle farine alle caramelle, dalle creme agli olii per la pelle. Pure biscotti per cani e gatti al gusto di canapa. Qualcuno continua a esporre pianticelle rigogliose, altri hanno eliminato le infiorescenze perché non si sa mai. I clienti entrano ed escono, ma molti sono sospettosi e chiedono: «È vero che dovrete chiudere?». No, rispondono in coro i titolari dei tre cannabis shop di Ancona. 

 

Almeno fino a quando non verranno pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione che, a sezioni unite, ha accolto un ricorso della pm Irene Bilotta contro la revoca di un sequestro e ha dichiarato illegale la vendita di prodotti derivati dalla cannabis sativa L, «salvo che tali prodotti non siano in concreto privi di efficacia drogante». Ecco il punto. Cosa si intende per “efficacia drogante” di foglie, inflorescenze, olio e resine? L’avvocato Carlo Alberto Zaina, che assiste molti commercianti anche ad Ancona, spiega: «La Cassazione ha fatto più confusione di prima, ma la soglia drogante, per convenzione, è dello 0,5% di Thc (il principio attivo Tetraidrocannabinolo, ndr), nonostante il questore di Macerata abbia dato una diversa interpretazione. Bisogna poi vedere il quantitativo presente nella sostanza: la tossicologia forense ha inquadrato la capacità drogante in un range tra 5 e 25 milligrammi per grammo. Il consiglio che do a tutti è di attenersi a un Thc sotto lo 0,5% e i 10 milligrammi». Materia complessa. I commercianti, però, hanno le idee chiare. 

«Si è diffuso il panico senza motivo - protesta Marco Leonardo Totaro, titolare del negozio Mari-Kà, sotto la Galleria Dorica -. La Cassazione ha stabilito che non si possono vendere sostanze droganti, ma già lo sapevamo: ci riteniamo liberi di commercializzare prodotti con un Thc inferiore allo 0,5%, inclusi i fiori di canapa perché una circolare del Ministero dell’Agricoltura stabilisce che rientrano nella floricoltura. Tutti auspicavano una legge e una sentenza chiare. Non lo sono né l’una né l’altra. E poi: fino a che punto ha influito nei giudici il parere di Salvini, che ha toccato il 40% alle ultime elezioni?». Gli strali del Ministro e la pronuncia della Suprema Corte hanno avuto l’effetto di seminare preoccupazione tra i commercianti di marijuana light. Ognuno si comporta come ritiene opportuno: c’è chi, a scopo precauzionale, ha fatto sparire dagli scaffali le foglioline essiccate (che i clienti acquistano non per collezionismo, ma per fumarle), chi ha alleggerito il magazzino o bloccato gli ordini e chi va dritto per la sua strada. L’associazione Federcanapa sottolinea che la sentenza della Cassazione «non determina la chiusura generalizzata dei negozi che offrono prodotti a base di canapa» e che «da anni la soglia di efficacia drogante del principio attivo Thc è stata fissata nello 0,5% come da consolidata letteratura scientifica e dalla tossicologia forense». 

«Pertanto - continua la nota - non può considerarsi reato vendere prodotti derivati delle coltivazioni di canapa industriale con livelli di Thc sotto quei limiti». Come si comporteranno le forze di polizia? C’è un clima di attesa. «Vogliamo studiare le motivazioni della sentenza e capire quale orientamento ha la procura - risponde il questore dorico Claudio Cracovia -. Ogni considerazione è prematura: bisogna vedere se cambierà qualcosa alla luce di questo pronunciamento. Dal punto di vista amministrativo avevamo già fatto determinate valutazioni: ora si tratta di coordinare un piano d’azione, ma la questione era attenzionata prima e lo è ancor più oggi». 

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