Senigallia, giro di prostituzione nei night club: «I rapporti nel privé, i clienti pagavano in cassa»

Senigallia, giro di prostituzione nei night club: «I rapporti nel privé, i clienti pagavano in cassa»
Senigallia, giro di prostituzione nei night club: «I rapporti nel privé, i clienti pagavano in cassa»
di Federica Serfilippi
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Giovedì 1 Dicembre 2022, 02:20 - Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre, 11:54

ANCONA - «Ci facevano prostituire nei privé dei locali, era la regola. I clienti pagavano in cassa 200 euro prima di appartarsi: 100 andavano a noi, 100 al gestore». Sono le parole dette in udienza da una dominicana di 33 anni, testimone del processo che vede imputate tre persone per un giro di prostituzione in due night club, tra Senigallia e Marina di Montemarciano, scoperchiato tra il 2015 e il 2017 dai carabinieri. Alla sbarra ci sono quelli che all’epoca erano i gestori di due locali, entrambi senigalliesi, e una squillo marocchina. 

 
Le testimonianze


A sedere sul banco dei testimoni, ieri mattina davanti al collegio penale, sono state due ex ballerine. «Cosa succedeva nel locale? Ci facevano prostituire» ha detto la donna, riferendo di aver lavorato per il locale di Marina. E ancora: «C’erano i privé per il sesso. C’erano due vie: o il cliente stesso invitava la ragazza, oppure eravamo noi a chiedere». Ma una cosa sembrava essere chiara: «Era la regola del locale, ci si doveva prostituire». Si è parlato delle cifre per la prestazione. Solitamente, si aggirava sui 200 euro. «I clienti - ha ancora specificato la dominicana - potevano pagare direttamente in cassa prima di andare nel privé. Cento euro rimanevano a noi, gli altri cento andavano al gestore. Si faceva a metà». Come emerso in udienza, i clienti potevano anche pagare direttamente alla squillo. 

Il lavoro al locale


A testimoniare è stata anche un’altra ballerina, di origine marocchina, collegatasi al tribunale via web, essendo detenuta in un carcere sardo. Ha lavorato al night di Marina solo per una sera. «Ero arrivata per lavorare come ballerina e accompagnatrice - ha raccontato - come prevedeva il mio contratto: avrei dovuto prendere 60 euro a sera. Poi, invece, una volta arrivata al locale ho capito che era tutto diverso: avrei dovuto fare sesso con i clienti nel privé. E io non volevo, volevo tornare a casa mia». La prima sera è stata anche l’ultima per la marocchina: «Quella sera un cliente è andato in escandescenza perché nel privé non volevo fare sesso per 200 euro. Lui era andato a lamentarsi con il cameriere, che poi mi aveva spiegato che lì si doveva fare sesso e che il gestore pretendeva una quota». Il giorno dopo, la marocchina aveva lasciato casa che condivideva a Falconara con altre ragazze, chiamando i carabinieri di Collemarino. Con le altre ballerine, infatti, aveva avuto un diverbio. Da quel controllo era poi scattata l’indagine della procura. Uno dei due gestori coinvolti, come contestato, avrebbe gestito gli alloggi delle ragazze e provveduto ad accompagnarle nei locali. Ma, stando a una testimone, non avrebbe preso i soldi delle prestazioni. Sentenza prevista il 18 gennaio. 

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