Osimo, ragazzina di 16 anni adescata sui social. Abusi sessuali, pensionato condannato

Venerdì 29 Maggio 2020 di Federica Serfilippi
L'aula di udienza del tribunale di Ancona
ANCONA - Era stato arrestato a fine settembre con l’accusa di aver adescato una minorenne sui social per poi appartarsi con lei in un parcheggio della Baraccola. Prima che si consumasse totalmente la violenza erano intervenuti prontamente i carabinieri delle Brecce Bianche, allertati di quell’incontro scabroso dalla madre della ragazzina che aveva captato l’appuntamento nel cellulare della figlia. L’uomo, 65enne osimano, era finito a Montacuto con l’accusa di violenza sessuale. 

 

A otto mesi dall’arresto è stato processo e giudicato: ieri è stato condannato a scontare due anni e quattro mesi di reclusione. Il gup, che doveva tenere conto del rito abbreviato chiesto dalla difesa rappresentata dall’avvocato Dino Latini, ha riconosciuto l’ipotesi lieve del reato di violenza sessuale (quelli che un tempo si chiamavano atti di libidine violenta). La vittima, una 16enne anconetana, era parte civile al processo con il legale Alessandro Scaloni. La lettura della sentenza del gup Francesca De Palma è avvenuta alla presenza dei soli avvocati delle parti Per leggere le motivazioni serviranno almeno 35 giorni. In udienza il difensore dell’imputato ha chiesto la scarcerazione. Il giudice si è riservato. Il 65enne, operaio in pensione, è finito sul banco degli imputati dopo la richiesta di procedere con il giudizio immediato da parte del pm Rosario Lioniello. Per la pubblica accusa c’erano elementi probatori così schiaccianti nei confronti dell’uomo. Le indagini che hanno portato all’arresto dell’uomo erano partite grazie alla mamma della vittima. Si era rivolta ai carabinieri delle Brecce Bianche, guidati dal comandante Giuseppe Caiazzo, dopo aver notato delle chat sospette nel cellulare della figlia. La donna, di nascosto dalla minore, aveva letto il contenuto dei messaggi whatsapp scambiati con un uomo molto più grande della ragazzina. Un uomo che la denunciante stessa conosceva. Ai messaggi di routine, inoltre, si sarebbero aggiunte le richieste per vedersi di persona. 

Secondo la ricostruzione accusatoria, la mattina del 28 settembre 2019 la 16enne era stata attirata dall’ex operaio nel parcheggio di un centro commerciale della Baraccola: lui l’aspettava nella sua auto. I carabinieri erano appostati, pronti ad intervenire se l’incontro fosse sfociato in abuso. Da quanto emerso dalle indagini, come la ragazzina è salita a bordo della vettura, sarebbe iniziato il tentativo di violenza, fallito a causa dell’intervento immediato dei militari.

Diversa la ricostruzione della difesa che ha analizzato i tabulati dei cellulari di vittima e imputato: sarebbe stata la madre, scrivendo dal cellulare della minore e dunque prendendo virtualmente l’identità della figlia, a calendarizzare un appuntamento con il 65enne. Poi, avrebbe indotto la figlia a raggiungere l’uomo alla Baraccola. Durante l’interrogatorio di garanzia, l’osimano aveva cercato di ricostruire l’episodio davanti al giudice: «Chiedo scusa per i fatti di cui mi accusano, ma non c’è stato assolutamente un tentativo di violenza. Non è mai stata mia intenzione farle del male». © RIPRODUZIONE RISERVATA