Enedo conferma i licenziamenti ma potrebbe ridurre gli esuberi. I sindacati: «L’azienda non vuole cambiare idea sui tagli»

Martedì 26 Ottobre 2021 di Giacomo Quattrini
Enedo conferma i licenziamenti ma potrebbe ridurre gli esuberi. I sindacati: «L azienda non vuole cambiare idea sui tagli»

OSIMO  - Appare molto in salita la strada per arrivare ad un accordo tra la proprietà svedese della Enedo e i sindacati che rappresentano gli 85 lavoratori a rischio licenziamento. Il general manager inviato ad Osimo per la ristrutturazione aziendale, il lombardo Riccardo Buffa, ha ribadito ieri l’intenzione di concludere l’esubero di 35 dipendenti, quasi il 40% del totale dell’unico stabilimento italiano della multinazionale che si occupa di trasformatori e impianti di illuminazione di grandi eventi. 

 


Il tavolo di confronto ospitato ieri in Confindustria è durato oltre tre ore e ha partorito una fumata nera. «L’azienda non vuole cambiare idea» rivelano sconfortate le sigle sindacali che una settimana fa erano scese in strada, davanti alla sede di via Ancona, per scioperare contro questa decisione. Oltre al gm della Enedo, c’erano ieri all’incontro Sara Galassi di Fiom-Cgil, Luigi Imperiale di Fim-Cisl e Boris Basti di Uilm-Uil, con mediatore il responsabile delle relazioni industriali e sindacali di Confindustria, Stefano Sansonetti. I sindacati hanno chiesto a Buffa il ritiro completo della procedura di mobilità che scatterebbe il 28 dicembre per 35 dipendenti su 85, senza ancora sapere quali, ma comunque riguardanti tutti i settori dello stabilimento di San Biagio, dalla ricerca e sviluppo allo stoccaggio, dal collaudo alla vendita, visto che la produzione era stata già delocalizzata oltre un decennio fa in Tunisia, quando la Enedo si chiamava Roal e la sede era a Cerretano. 


Il gm Buffa, che ha preso incarico da appena 10 giorni e come prima decisione ha annunciato il taglio di 35 unità, ha gelato tutti: niente ritiro della procedura di mobilità, semmai si valuta solo una riduzione del numero degli esuberi. Ma di quanto non è chiaro, come non sono ancora definite le identità dei lavoratori più a rischio, ma in pochi tuttavia potrebbero sfruttare uno scivolamento alla pensione, e la maggior parte sono tra i 40 e i 50 anni, la fascia più complicata da ricollocare.

«Ci hanno riferito – hanno rivelato i sindacati a fine riunione - che l’azienda da 10 anni chiude in perdita e considerano il taglio dei lavoratori come priorità per ridurre i costi, quando invece sono altri i problemi, legati soprattutto alla Tunisia. L’unico aspetto positivo è che il tavolo di confronto resta aperto». Prossimo summit il 4 novembre. «Per quella data – spiegano le parti sociali - abbiamo chiesto la presenza dell’amministratore delegato di Enedo che sta in Svezia e la presentazione di un piano industriale che dia garanzie sulla permanenza del sito a Osimo». Il rischio infatti è che questo taglio sia solo il primo passo per chiudere la sede italiana. Di questo se ne parlerà oggi pomeriggio in un incontro in Regione con i sindacati convocati dall’assessore al lavoro Stefano Aguzzi.

 

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