Denuncia choc dei dirigenti medici: «L’ospedale di Osimo non è sicuro». Ecco quali sono i pericoli

Mercoledì 9 Giugno 2021 di Arianna Carini
Denuncia choc dei dirigenti medici: «L ospedale di Osimo non è sicuro». Ecco quali sono i pericoli

OSIMO  - Un esposto per segnalare il mancato rispetto delle normative di sicurezza antincendio e igienico sanitarie nell’ospedale Ss. Benvenuto e Rocco di Osimo. Fra tutte la presenza di un «serbatoio di ossigeno liquido non protetto al rischio esplosioni» che «costituisce un rilevante pericolo per la struttura ospedaliera e per gli edifici adiacenti», tra i quali civili abitazioni.

 

Lo ha annunciato ieri l’associazione dei medici dirigenti Anaao Assomed Marche, illustrando alla stampa la relazione che documenta le attuali condizioni del nosocomio osimano. Oltre al bombolone «privo di adeguate protezioni antideflagranti» perché posto al di fuori del muro realizzato per questo scopo nel 2018, nel report vengono elencate tutte le criticità riscontrate dal sindacato in un recente sopralluogo.


Sedici punti corredati di foto che assieme a problemi noti, come il guano di piccioni, accendono l’attenzione su «l’inadeguatezza dell’impianto di gas medicali», la «presenza di vie di esodo all’interno di aree a particolare rischio» e «l’assenza di uscite di emergenza dal complesso edilizio ospedaliero alternative a quella principale» situata in via Leopardi con «importanti conseguenze anche per quanto riguarda l’accesso ai vari padiglioni dell’ospedale delle squadre d’emergenza e di pronto soccorso dei Vigili del Fuoco» in caso d’incendio.

«Non vorrei che l’ospedale di Osimo fosse Corinaldo due – ha detto il segretario regionale Anaao Assomed Oriano Mercanti, senza timore di apparire esagerato, anticipando l’imminente lancio della campagna “Ospedale sicuro” finalizzata a raccogliere segnalazioni in tutte le strutture ospedaliere regionali -. Di fronte a talune situazioni non si possono chiudere gli occhi. Il bombolone di 5.000 litri è distante pochi passi dalle abitazioni. Invece dovrebbe trovarsi dietro il muro di protezione. Si tratta di un intervento di poco conto che non richiede la sospensione delle attività di reparto. Simili inadempienze non sarebbero state tollerate in una azienda o in strutture ospedaliere private. Mi aspettavo che il giorno seguente la nostra segnalazione fosse dato immediatamente avvio ai lavori. Così non è stato».

Da qui l’esposto presentato ai vertici sanitari, al sindaco, all’assessore regionale, al comando provinciale dei Vigili del Fuoco e al Prefetto di Ancona. «Non è stato indirizzato alla Procura – ha precisato l’avvocato Giuliano Natalucci, legale di Anaao – perché il senso della nostra azione è altro: informare della situazione della struttura non avendo avuto un riscontro alla richiesta di interventi». 


Tuttavia, ha aggiunto il consulente, «se quanto segnalato verrà appurato si aprirebbero campi vastissimi. La normativa sulla sicurezza ha anche risvolti penalistici». Ad allarmare è soprattutto il serbatoio di ossigeno liquido. «Non ci interessano le colpe del passato e del presente, ma la messa in sicurezza immediata – ha ribadito Osvaldo Scarpino, segretario Cosmed -. Una problematica che investe non solo gli operatori sanitari ma anche pazienti, familiari e più in generale la popolazione, perché nel caso di possibili scoppi e incendi il serbatoio è in grado di fare danni ben oltre i dieci metri».

 

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