Osimo, Daniel morto per soffocamento
ma le circostanze restano un mistero

Venerdì 8 Marzo 2019 di Giacomo Quattrini

OSIMO - Resta un mistero la morte di Daniel Catarinangeli, il 19enne osimano trovato senza vita a Bologna martedì mattina. Da fonti vicine agli inquirenti si parlava in un primo momento di una malore dovuta all’assunzione di droghe, forse in un mix con l’alcol. C’era chi dava quindi per scontata come causa del decesso l’overdose, considerando anche le conoscenze borderline nel mondo dell’hardcore che frequentava il giovane osimano da quando, un anno fa, si era trasferito nel capoluogo emiliano.
Invece ad oggi la sua famiglia brancola nel buio e non risulterebbe per nulla chiara la dinamica della morte e le ultime ore di vita del giovane.
 
La madre, Cristiana Bertacca, non ha mai nascosto lo stile di vita indipendente del figlio seppur giovanissimo, «le sue pazzie» come lei stessa le ha definite in queste ore su Facebook, le tante conoscenze in giro per l’Italia che non aveva neanche immaginato esistessero. Ma ieri, tornata in possesso della salma, dissequestrata dalla Procura dopo due giorni, ha smentito che si sia trattato di overdose: «È stata la prima cosa che mi hanno detto le forze dell’ordine quando mi hanno avvisata, ma poi il pubblico ministero ha disposto l’autopsia, non so gli esiti, dicono serviranno anche tre mesi per una risposta certa, tuttavia ad oggi abbiamo potuto visionare – rivela Cristiana - i certificati del pronto soccorso che parlano di arresto cardiocircolatorio e collasso polmonare per soffocamento».
  
In pratica stando a quel documento medico Daniel sarebbe soffocato mangiando qualcosa. «Nel certificato si parla di un ritrovamento di residui di cibo, non oso immaginare che fine possa aver fatto se davvero è soffocato, una morte straziante», commenta sconsolata Cristiana. Che ora chiede aiuto alle autorità bolognesi per fare chiarezza: «Dovremo nominare un avvocato, in due giorni nessuno dalla Procura mi ha contattato per spiegarmi come è morto». Altra rettifica la fa sul luogo del ritrovamento: «Il suo corpo non era in strada, ma in un appartamento, vorrei sapere quale, se dove dormiva abitualmente, se di amici, se c’era qualcuno con lui, chi ha chiamato i soccorsi, se è stata una morte accidentale o con responsabilità di altri». Di certo Cristiana afferma che «i soccorritori hanno fatto di tutto per salvarlo, due ore di massaggio cardiaco e poi al pronto soccorso, ma è stato inutile purtroppo».
Non si dà pace la mamma, che un anno fa, appena Daniel era diventato maggiorenne, aveva avallato la sua scelta di trasferirsi a Bologna, «la sua città dei sogni», l’ha definita in questi giorni, spiegando il perché del trasferimento in Emilia senza motivi di studio. Lavorava saltuariamente Daniel, si dedicava alla musica, ai centri sociali con tanti gruppi di amici diversi, ma era anche rimasto attaccato alle sue origini. Sarebbe dovuto andare a trovare il padre in Danimarca e poi tornare ad Ancona per salutare la mamma e i tanti amici di San Biagio, dove è cresciuto.
 
Alcuni di loro stamattina si recheranno all’ospedale Sant’Orsola di Bologna per salutarlo prima della cremazione: «Sarà l’ultima occasione per rivederlo –ha spiegato ieri Cristiana- avremo un’ora di tempo nella sala del commiato dalle 9,30 per riunirci in preghiera, forse arriverà anche il parroco che lo ha cresimato a San Biagio per una benedizione, poi la salma andrà a Cesena per la cremazione». L’urna tornerà ad Ancona e, probabilmente domani, sarà organizzata una cerimonia civile in suo onore: «Non faremo funerale, perché la Chiesa non lo consente dopo la cremazione, ma basterà un parco per ricordare Daniel, conoscendolo sarebbe ancora più bello».

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