Bambini strattonati e insultati
Condannata una maestra d’asilo

Sabato 2 Giugno 2018
OSIMO - Anche le mamme più premurose avrebbero stentato a credere a quei racconti, specie dopo essere state rassicurate dal dirigente scolastico, pronto a garantire che in quella scuola d’infanzia i bambini non venivano maltrattati. «Sono racconti fantasiosi, non preoccupatevi», si erano sentiti dire i genitori di due bimbi iscritti all’asilo Borgo San Giacomo nell’anno scolastico 2011-‘12, allarmati da segnali di disagio manifestati dai figli al rientro a casa. Invece quei piccoli ometti di 4 anni non s’inventavano niente, quando raccontavano di essere strapazzati da una maestra insofferente fino alla collera.ù
Gli rende giustizia, sette anni dopo quei tormenti patiti alla materna, la sentenza di primo grado del giudice Alberto Pallucchini che giovedì ha condannato a otto mesi di reclusione (pena sospesa) la maestra osimana Lorena Palmieri, 62 anni, pur modificando l’imputazione da maltrattamenti su minori ad abuso di mezzi di correzione, il reato commesso da chi eccede ingiustificatamente dai poteri concessi a chi ha compiti di educatore o custode.

 

E a risarcire i due bambini vittime delle ruvidezze della maestra, parti civili del processo attraverso i loro genitori, dovrà essere - oltre all’insegnante condannata - anche il ministero dell’Istruzione, chiamato in causa dai legali delle famiglie (avvocati Fabrizio Naspi, Gianluca Zenobi e Fabrizio Illuminati) come responsabile civile in quanto datore di lavoro dell’imputata. Nessun addebito invece per il dirigente scolastico, nonostante durante l’indagine l’avvocato Naspi avesse presentato un’integrazione della querela chiedendo alla procura di indagare su possibili omissioni o corresponsabilità. 
Le famiglie chiedevano risarcimenti di 50mila e 100mila euro, in base alle conseguenze patite dai figli in quei mesi di urla, insulti e minacce («sei un delinquente, se non stai fermo ti mando in galera», ma anche - secondo le accuse - sculaccioni e strattoni così energici da lasciare lividi sulle braccia.

Ma il tribunale penale ha rimesso al giudice civile il compito di quantificare il danno, riconoscendo comunque il diritto al risarcimento. «Quando mio figlio tornava a casa dall’asilo notavamo strani comportamenti e se ci capitava di sgridarlo iniziava ad urlare e a volte si graffiava il volto», ha testimoniato in aula una delle due mamme, aggiungendo che a volte, quando lo accompagnava all’asilo, il figlioletto non voleva entrare. Segnali non sottovalutati dai genitori, che avevano chiesto un incontro al dirigente scolastico, uscendone però rassicurati, come se quella maestra collaudata da 30 anni di carriera nelle scuole d’infanzia sapesse bene come comportarsi, senza eccedere, con i bambini più vivaci. Solo due anni dopo, quasi per caso, scoprirono che invece la maestra Palmieri era stata trasferita a seguito di una segnalazione di tre colleghe, che denunciavano al preside un’incompatibilità didattica e organizzativa.

L’educatrice aveva fatto ricorso al giudice del lavoro, opponendosi al trasferimento, e nel 2013 i genitori vennero citati come testimoni, scoprendo in quella sede che i figli potevano essere stati maltrattati. Così nel febbraio 2014 presentarono una denuncia, da cui è partito il processo alla Palmieri. Il pm Serena Bizzarri ne aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per maltrattamenti consistiti in violenze sia psichiche che fisiche, vessazioni morali e insulti tipo «tutti i matti li mandano a me», oppure «vaffa e str...».

Poi, durante il processo, le testimonianze di tre insegnanti avevano aggiunto particolari inquietanti, situazioni in cui la loro collega avrebbe addirittura sbattuto la testa di un bimbo sul banco per convincerlo a chinare il capo, avrebbe tentato in un’occasione di legarlo, dissuasa poi da una collega, e un’altra volta costretto l’alunno a starsene fermo in castigo tra un armadietto e un gioco. Il giudice non ha ritenuto di integrare il capo d’imputazione, ma il suo verdetto è stato comunque di colpevolezza: certi metodi sono inammissibili per una maestra. Tanto più che quei bambini, come hanno testimoniato altre insegnanti che li hanno poi seguiti più avanti a scuola, non erano più vivaci di tanti altri a quell’età. © RIPRODUZIONE RISERVATA