L’esposto dopo lo stalking: «Michel va curato». I regali inquietanti e quella sprangata prima di arrivare a uccidere Fiorella

Monday 6 July 2020 di Talita Frezzi e Lorenzo Sconocchini
Michel Santarelli, 25 anni, accusato dell'omicidio di Fiorella Scarponi e del tentato omicidio di Italo Giuliani
JESI - Non solo le intrusioni in casa dei vicini, quelle arrampicate da ragno sulle facciate dei palazzi e i salti nei giardinetti ingentiliti da piantine ornamentali. Non sono quella spranga in ferro con cui una volta, nel 2015, colpì alla testa un ospite della mamma e un’altra, l’inverno scorso, si fece trovare nelle scale di una palazzina condominiale di via Saveri, proprio davanti alla villetta a schiera in cui venerdì mattina ha aggredito una coppia di coniugi davvero senza alcun motivo, sgozzando Fiorella Scarponi, 69 anni, e ferendo gravemente il marito Italo Giuliani, 74, presidente della Libertas Jesi. 

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Il presagio
C’è un altro precedente inquietante nei trascorsi di Michel Santarelli, il ragazzo di 25 anni ora piantonato nella Psichiatria dell’ospedale Carlo Urbani di Jesi, agli arresti per omicidio volontario e tentato omicidio. Lo descrive un esposto presentato il primo settembre 2018 alla stazione dei carabinieri di Jesi dalla mamma di una ragazzina allora 13enne, che nella parte delle richieste rivolte alla Procura della Repubblica contiene un passaggio che, due anni dopo, suona come un sinistro presagio, se non come un grido d’aiuto rimasto inascoltato. «Chiediamo che si intervenga nei modi dovuti e previsti dalla legge perché questo ragazzo, qualora stia male, possa essere curato in luoghi appositamente predisposti».

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Fissava il palazzo
Non ci voleva molto a capire che Michel soffriva di disturbi psichici non trascurabili. Dal giugno precedente la mamma della ragazzina si ritrovava sotto casa quel ragazzo strano quasi tutti i giorni, seduto ad ascoltare musica con le cuffiette e a fissare il palazzo, e si era preoccupata per le attenzioni rivolte alla figlia, che il giovane chiamava con un nome sbagliato, Emma, e s’era convinto che avesse 20 anni. La mamma, dopo aver chiamato in un paio di occasioni le pattuglie dei carabinieri, si era preoccupata perché Michel, che abita a poche centinaia di metri da casa loro, continuava con i suoi appostamenti, a volte anche di notte. Dal 28 agosto, poi, avevano cominciato a trovare nella cassetta delle lettere «piccoli volumi ad argomento sacro - si legge nell’esposto firmato dalla donna insieme al compagno per descrive gli episodi di stalking - piccoli oggetti quali dei rosari nuovi, fino anche ad un biglietto piegato in due, con una croce disegnata sul frontespizio e la scritta a penna: “Per la bambina, digli grazie e fagli un complimento...Dio la benedica”. Ovvio che l’oggetto delle sue attenzioni e dei regali rinvenuti nella cassetta delle lettere è la bambina che vive con noi».

Le collanine
Il 31 agosto il ragazzo si era presentato di nuovo sotto casa, consegnando un pacchetto con dentro collanine di pietre con segni zodiacali, che il giorno dopo la mamma della ragazzina, nel presentare l’esposto, consegnò ai carabinieri, affinché venissero restituiti a Michel, insieme a «15 pubblicazioni, tutte ad oggetto e argomenti sacri». «L’oggetto di questo nostro esposto è la tutela della minore divenuta oggetto di attenzioni di questa persone - scrivono indicando il nome di Michel Santarelli -. Non sappiamo quanto questo ragazzo possa essere pericoloso, ma questi fatti stanno turbando la minore, che teme di uscire da casa nel caso dovesse incontrarlo».
Tutto questo tra giugno e settembre di due anni fa. Che seguito ha avuto l’esposto? «Noi non abbiamo più saputo niente - spiega ora la mamma della ragazzina, chiedendo l’anonimato per proteggere sua figlia ancora minorenne -. Pensavamo che il ragazzo fosse stato ricoverato in una struttura, perché due giorni dopo l’esposto è sparito. Abbiamo ricominciato a vivere tranquilli, solo venerdì, quando abbiamo saputo dell’arresto per il delitto, ci è tornato in mente».

La sofferenza
Gli ultimi cinque anni della sua vita sofferta disseminati di tracce di squilibrio, segni di un disagio mentale che adesso sarà vivisezionato con i test dello psichiatra incaricato dai giudici, con ogni probabilità, di eseguire una perizia sulla capacità di intendere e di volere di Michel Santarelli. Poteva essere fermato prima, curandolo in una struttura adeguata, l’assassino di via Saveri? È la domanda che si fanno tutti da quell’alba tragica di venerdì nel quartiere ex Smia di Jesi, 300 appartamenti sorti intorno all’ex officina di motori per aereo Savoia Marchetti. Saltava nei palazzi, entrava nelle case. Finché le voci del diavolo, che Michel diceva di sentire al momento dell’arresto, lo hanno trasformato in un assassino.
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