Morì travolto da un treno, i familiari
all'attacco: «Riaprire le indagini»

Morì travolto da un treno
I familiari all'attacco
«Riaprire le indagini»
JESI -  Tornando da un capanno che aveva sulla spiaggia si era improvvisamente seduto sul muretto che divide i binari dalla banchina dove si attende il treno. Doveva tornare verso l’auto che aveva lasciato parcheggiata sulla Flaminia, nei pressi della stazione di Palombina. Era stato probabilmente un malore a farlo appoggiare sul ciglio di cemento. Ed era stato un treno regionale proveniente da Roma a travolgerlo, sbalzando il corpo del 48enne Stefano Stronati di alcune decine di metri rispetto al punto d’impatto. 

Per lui, operaio padre di tre figli, residente a Jesi e habitué dello chalet Playa Solero, era stato vano ogni tentativo di soccorso. Su quel tragico incidente, avvenuto la sera del 28 gennaio scorso, la procura aveva subito aperto un fascicolo, indagando per omicidio colposo a carico di ignoti. La domanda madre dell’inchiesta: quella morte poteva essere evitata? A incrementare le potenzialità del quesito è stato un esposto in procura presentato dai familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Michele Di Ruggero. Secondo la loro versione, la zona dove è avvenuta la fatalità, ovvero la stazione di Palombina, non era in sicurezza al momento dell’incidente, non essendo presenti linee di recinzione o altri accorgimenti per evitare l’ingresso ai binari. Prima dell’estate, però, il pm Paolo Gubinelli ha deciso di archiviare l’inchiesta, non ravvisando alcuna responsabilità per la morte di Stronati. Pochi giorni fa, la contromossa dell’avvocato con il deposito dell’opposizione all’archiviazione. L’ultimo tentativo per cercare di riaprire il caso e dimostrare come quel decesso poteva essere evitato se si fosse resa inaccessibile la stazione, dove peraltro non fermano convogli durante il periodo invernale. 

Insomma, secondo la famiglia della vittima non si sarebbe dovuta creare una situazione di pericolo che, nel caso di Stronati, è degenerata fino alla morte. L’avvocato Di Ruggero: «Riteniamo ci sia una responsabilità dell’ente gestore della ferrovia e chiediamo la riapertura delle indagini».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sabato 10 Novembre 2018, 04:20 - Ultimo aggiornamento: 10-11-2018 04:20

DIVENTA FAN DEL CORRIERE ADRIATICO