«Nella residenza protetta da marzo, fatemi uscire». L'esasperazione di una ospite che vive in quarantena da mesi

«Nella residenza protetta da marzo, fatemi uscire». L'esasperazione di una ospite che vive in quarantena da mesi
di Gianluca Fenucci
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Venerdì 31 Luglio 2020, 08:05

MONTEMARCIANO - «Mi sento reclusa e prigioniera: dal 20 marzo, il giorno del mio compleanno e me lo ricordo bene, siamo in quarantena e non possiamo uscire neppure dalle nostre camere per mangiare». Barbara Actis è una chiaravallese di 62 anni ospite della residenza protetta Marotti di Montemarciano. Ha pazientato parecchio, ha lottato contro la malattia che le ha devastato spirito e fisico, è stata oltre 4 mesi chiusa nella sua camera ma ora reclama, dopo il sesto tampone effettuato, una soluzione e soprattutto la fine della quarantena in modo almeno da poter riprendere un po’ di fisioterapia e di attività motoria, indispensabile per chi, come lei, è diabetica e cardiopatica.

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«Ne ho passate di tutti i colori negli ultimi anni: sono stata ospite di vari ospedali e strutture, dalla RSA di Corinaldo, poi un anno di ospedale a Torrette, in seguito il reparto di cure alternative al Montessori di Chiaravalle, poi Villa Celeste a Rosora, il Bignamini e infine alla residenza Marotti di Montemarciano. Il diabete mi ha colpito in modo aggressivo, tanto che mi sono state amputate tre dita del piede sinistro che erano in cancrena ma da mesi e mesi non ho più visto il fisiatra né il terapista. Vorrei tornare in palestra per muovermi di nuovo, non è possibile a 62 anni stare sempre e solo su una sedia a rotelle senza poter camminare».
Il primo tampone alla residenza Marotti lo hanno fatto il 20 marzo e tutti sono risultati positivi, sia i 25 ospiti sia la quindicina di lavoratori, oss e inservienti. «Il 2019 era finito male e il 2020 è iniziato peggio – dice la Actis – perché prima abbiamo avuto il rischio della legionella e poi il Covid 19 che purtroppo ha portato via 7 persone che erano ricoverate qui. Poi la situazione è migliorata e al quinto tampone eravamo tutti negativi, sia gli ospiti che il personale, ma ci hanno prolungato la quarantena perché avevamo un paziente che era stato ricoverato per un giorno all’Inrca e che poi è tornato a Montemarciano che doveva essere monitorato. Ci hanno negato anche le visite con i parenti. Siamo stato sottoposti al sesto tampone ed i risultati si conosceranno sabato (domani per chi legge, ndr). Spero proprio che tutti risultiamo negativi perché abbiamo diritto di uscire un po’ e almeno di recarci in palestra per svolgere attività motoria e muoverci».

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