Marche, compravendite fantasma e usura
La procura chiede il processo per 14

Martedì 26 Gennaio 2016
Il Palazzo di Giustizia di Ancona

ANCONA - Trasferimenti fraudolenti di denaro tramite cessioni simulate di immobili per far girare capitali in odore di 'ndrangheta. Ma non solo: prestiti con tassi fino al 400% a imprenditori per insinuarsi nel business. È l'accusa contestata dal pubblico ministero Rosario Lioniello nel procedimento scattato nel luglio 2014 con l'operazione 'Aspromonte' del Gico della Guardia di Finanza, sfociata in 13 denunce e sequestri per una dozzina di milioni di euro tra Ancona e Pesaro.

Oggi il Pm ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per 14 dei 15 imputati che devono rispondere, a vario titolo, di trasferimento fraudolento di valori e usura, a partire dal 2006, aggravate dalla contestazione dell'utilizzo del metodo mafioso. Il gup Paola Moscaroli deciderà all'udienza del 15 marzo prossimo.

Secondo l'ipotesi accusatoria, il 'cartello' di imprese edili avrebbe fatto capo a Giuseppe Ioppolo, 58 anni, originario di Melicucco (Reggio Calabria) e residente nel Pesarese. Per l'accusa avrebbe creato una rete di aziende, intestandole a prestanome, per dare vita a una girandola di compravendite simulate di immobili. Ioppolo, sempre secondo la procura, avrebbe poi concorso in vari episodi di usura ai danni di imprenditori di Marotta e Urbino, con assegni postdatati e maggiorati in copertura: i pagamenti sarebbero stati occultati con sovraffatturazioni di lavori compiuti dalle aziende connesse all'indagato tra il Senigalliese e il Pesarese.

In un caso, a fronte di quattro prestiti da 10 mila euro nel maggio 2006, si sarebbero pretesi in cambio quattro assegni da 15 mila euro con scadenza 30 maggio e 30 giugno dello stesso anno con interesse superiore al 400% annuo. L'aggravante del metodo mafioso, per la procura, deriverebbe dalla vicinanza di Ioppolo a Salvatore Auddino e al padre Michele, ritenuto collegato, anche per parentela, alla cosca Franconieri operante tra Melicucco, Rizziconi e Polistena con diramazioni operative nelle Marche tra Ancona e Pesaro. Si tratta di accuse respinte da Ioppolo, difeso dall'avv. Corrado Canafoglia, e da tutti gli altri indagati. La difesa sostiene la regolarità e tracciabilità delle operazioni, l'insussistenza delle ipotesi di usura e l'infondatezza del presunto collegamento tra Auddino e Franconieri, su cui si basa l'aggravante contestata, che sarebbe stato escluso da sentenze.

La procura anconetana ha chiesto il processo per Ioppolo, per i due Auddino e per Giuseppe Macrì (devono rispondere tutti anche di usura) oltre che per altre dieci persone implicate, a giudizio del pm, nelle compravendite 'fantasma: Luciano Cantafio, Catia De Luca, Domenico Demasi, Francesca Fossari, Giuseppe Fossari, Felice Galluccio, Maria Cristina Gullo, Michele Ioppolo, Amedeo Pasqualone e Domenico Vomero.

Per Federica Ioppolo, figlia di Giuseppe, il pm ha chiesto il proscioglimento dalle accuse.

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