L'assessore Ida Simonella illustra il futuro dello scalo: «Così il porto diventa green». Ecco cosa dice

In una lettera al Corriere Adriatico spiega la strategia dell’amministrazione per garantire la crescita sostenibile e ridurre le emissioni. Tre gli assi portanti: l’elettrificazione delle banchine, lo spostamento dei traghetti nell’area degli ex silos, le merci su treno

L'assessore Ida Simonella
L'assessore Ida Simonella
di Ida Simonella
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Domenica 5 Giugno 2022, 09:34 - Ultimo aggiornamento: 09:35

Caro direttore,
sento la necessità di chiarire alcuni aspetti legati a porto e ambiente. Per due motivi. Primo perché molte attività che vengono portate avanti su questo fronte spesso non si conoscono, perpetuando così un racconto privo di pezzi e a volte distorto. Secondo, perché questo tema è spesso il terreno delle peggiori strumentalizzazioni politiche, quando invece l'argomento imporrebbe una serietà e un rigore notevoli. Volutamente non parlo di altre questioni ambientali per la città, né dei 90 milioni di risorse cui siamo candidati su PNRR e altro per efficientamento energetico, verde, gestione migliore del ciclo rifiuti, mobilità sostenibile. Oggi solo porto.

 
I dati di partenza
Semplifico. Un terzo delle emissioni di questa città viene dalle nostre case, il riscaldamento domestico e il nostro stile di vita, un terzo dal traffico cittadino, e un terzo dalle attività produttive e dal porto. E' un dato di fatto. Nel pluricitato studio del PIA (voluto e finanziato dal Comune, la stessa Autorità di sistema portuale e la Regione), si certifica che le emissioni in porto non superano mai i limiti di legge. Ah, ma non c'è la centralina a rilevarlo, dice qualcuno. La centralina nel metodo di rilevazione di questo studio non c'entra nulla. Si tratta di un modello di simulazione (realizzato da Arianet), che con metodo scientifico e dati reali, simulano le emissioni prodotte, in qualunque condizione atmosferica, tenendo conto dei traghetti e delle attività che ci sono.
E' vero, le soglie normative sono decisamente più tolleranti di quelle auspicate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Se ci confrontassimo con quelle dell'OMS saremmo ampiamente fuori. Lo sarebbe la città anche senza il porto, lo sono tutti i tessuti urbani di questa terra. Ma anche altri contesti. Genga probabilmente finirebbe oltre soglia. Come mi spiegavano recentemente alcuni esperti, quelle soglie sono l'allerta mondiale lanciata dall'OMS, sono la meta a cui tendere, sono il messaggio che dice di attivare tutte le politiche per andare in quella direzione, non mirando ai porti nello specifico, ma a tutto, per la salute nostra e del pianeta.


Cosa fare
Quella strada va intrapresa non chiudendo tutto, finiremmo con salvaguardare l'ambiente ad un prezzo sociale insostenibile, ma in larga parte trasformando i processi, radicalmente. Per tornare alle questioni di casa nostra, il porto ha in campo queste azioni principali:
1) L'elettrificazione delle banchine. Sono già elettrificate quelle di allestimento dei cantieri, è in fase di gara d'appalto l'elettrificazione della banchina 17. Ci sono 11 milioni da Pnrr per elettrificare tutte la banchine dei porti dell'Adsp. Le progettazioni sono in corso, tutte, per tutte le banchine traghetti.
Naturalmente anche le navi dovranno essere compatibili. La trasformazione delle flotte è un tema gestito a livello europeo e nazionale ovviamente. Al momento, fino a quando tutto non funzionerà in altro modo è obbligo di legge usare carburante a basso contenuto di zolfo o strumenti (tipo scrubber) che ne riducano l'effetto emissivo. Al porto dorico anticipammo la norma con l'Ancona Blue Agreement.
Ci sono stati problemi con alcuni traghetti, specie in questo periodo, e senza nascondersi dietro un dito ci siamo attivati con Capitaneria e Adsp con segnalazioni e interventi, costantemente. Oggi ci sono prescrizioni specifiche, compreso l'uso dei rimorchiatori per entrare e uscire dal porto laddove le navi non siano in grado di contenere le emissioni nella norma.
2) Lo spostamento dei traghetti alle banchine ex silos. Ne potrebbero accogliere due di quelli di dimensioni minori. E' il nostro must da sempre. Lo abbiamo deliberato persino in un comitato di gestione in Adsp fin dal 2019. L'amministrazione comunale lo ribadisce in atti di indirizzo specifici. Lo studio del PIA ha anche dimostrato che a parità di emissioni, spostare i traghetti in quella zona procura benefici per la città poiché (detto terra terra) la nuvola delle particelle emesse tende a disperdersi fuori, verso mare, piuttosto che ristagnare in centro. Sono convinta che su quella strada si procederà. Tra le questioni spostamenti e razionalizzazioni ricordo anche che dopo l'apertura del porto antico la sosta dei camion è stata spostata dal Molo Rizzo all'ex scalo Marotti. 70.000 km in meno l'anno percorsi dentro la città.

3) Le merci su treno. Per fare in modo che le merci che arrivano con le navi escano su treno (e viceversa) ci sono tre modi sostanziali.
a) Per decreto. Un obbligo di legge, ma su questo non abbiamo certo leve per decidere noi.
b) Abbassare le tariffe e renderle competitive rispetto alla strada. La regione Friuli Venezia Giulia (unica praticamente in Italia con tale massiccio investimento) ha scelto da anni questo percorso, mette qualche milione di euro l'anno per questa operazione, e in effetti il porto di Trieste ne beneficia molto. E' una scelta politica che potrebbero fare le Marche.
c) Rendere più bassi i costi del servizio ferroviario. Ci sono tante leve, una di queste è costruire binari di formazione treno sufficientemente lunghi. Più un treno è lungo, più i costi unitari di produzione si abbassano. E' la cosa che si sta facendo alla nuova darsena del porto di Ancona, laddove arrivano i container.
Quando abbiamo dovuto votare in Consiglio Comunale una delibera di carattere urbanistico, necessaria per avviare questa operazione, gran parte delle opposizioni non l'ha votata. E soprattutto non l'ha votata il Movimento cinque stelle, che oggi fa parte dei soggetti che rivendicano lo spostamento delle merci su treno al porto. Questo per dire quanto delle questioni ambientali sta nel merito e quanto si ferma alle declamazioni e basta.
4) Infine le crociere. A quello sviluppo per la città non vogliamo rinunciare, siamo convinti che sia una grande occasione. La sfida è lavorare perché possa essere uno sviluppo innovativo e sostenibile. Che è la sfida di tutte le compagnie di navigazione. Le navi crociera sono le più moderne, già predisposte e pronte ad essere alimentate in modalità elettrica. Sono l'avanguardia delle flotte in tal senso, e si può lavorare perché il terminal di Ancona possa essere un esempio di fruizione green, anche per l'accesso. Non succede in automatico è un lavoro da costruire, ma si può fare.
E' legittimo che ci siano visioni diverse sul tema. Quello che è inaccettabile però è la retorica stucchevole, intrisa di strumentalizzazioni e denigrazioni. Per certi soggetti le navi crociera sono mostri brutti, energivori e impattanti se arrivano in città o al molo clementino, ma le navi crociera non sono più brutte e cattive se le produce Fincantieri e soprattutto i lavoratori che sono un elettorato da tenere buono. Per certi soggetti i bar e i ristorantini al porto sono cosa buona e giusta se servono ad animare la movida di Ancona, ma se di bar e ristorantini al porto parla una imprenditrice delle crociere allora è una manifestazione dello sfrenato ottimismo del capitalismo, insensibile alla salute dei cittadini. Per certi soggetti l'amministrazione comunale è sempre troppo schiacciata sul pragmatismo e la logica del fare, manca di visione, ma se prova a sognare un segno architettonico bello per il terminal crociere (la sottoscritta ha osato citare Renzo Piano) è fuori dalla realtà, guarda il mondo dai salottini lussuosi della Msc e non sa ascoltare la gente. (Tutt'al più direttore mi si potrà accusare di essere stata una specie di pusher dell'inquinamento, essendo cresciuta sul piazzale del distributore di carburanti di famiglia, dove più che l'aria dei salotti lussuosi ho respirato la nafta e la benzina, ma anche tanto senso pratico, rispetto del lavoro, ascolto delle persone. Le cose di cui si viveva praticamente) Le strumentalizzazioni sono pessime sempre, ma sul tema ambientale sono una specie di fogna.


Le sfide del futuro
Nei prossimi anni il mondo intero dovrà affrontare trasformazioni enormi, giuste, necessarie se vogliamo salvare il pianeta. E serviranno risorse, determinazione e sistematicità fuori dal comune, che faranno tremare i polsi, che dovranno tenere insieme il problema sociale, perché intere filiere produttive saranno spazzate via, e perché l'impatto sul costo della vita non sarà indolore.
Ma è l'unica strada che abbiamo da percorrere. L'unica cosa che possiamo scegliere è come percorrerla, se con la fatica quotidiana necessaria per portare a casa tanti progetti (e quelli che ho citato nel porto ne sono un esempio) o se pensiamo di percorrerla a suon di slogan e posizioni ideologiche che, semicitando il ministro della transizione ecologica Cingolani, finiscono con l'essere parte del problema, non certo la soluzione.

*assessore a porto, attività produttive, piano strategico e trasporti

      

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