Con l'ultimo Consiglio in archivio i dieci anni dell’era Bacci: «Con noi Jesi è tornata a vivere»

Con l'ultimo Consiglio in archivio i dieci anni dell era Bacci: «Con noi Jesi è tornata a vivere»
Con l'ultimo Consiglio in archivio i dieci anni dell’era Bacci: «Con noi Jesi è tornata a vivere»
di Fabrizio Romagnoli
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Sabato 23 Aprile 2022, 08:40

JESI -  «Una città tornata a vivere». È la lettura che dà di Jesi il sindaco Massimo Bacci, a capo di 10 anni a guida dell’amministrazione. Ieri l’ultima seduta del Consiglio, prima dello scioglimento in vista del voto di giugno, ha dato modo a Bacci di tracciare un bilancio. Il tutto mentre sulla scena si appresta a entrare un quinto candidato alla successione, dopo i 4 già in campo: sarà una donna, sostenuta da una lista che viene dal fronte dei comitati sorti in questi anni sui territori sui temi ambientali e della sanità pubblica e poi contro restrizioni anti- Covid e green pass.

 


Di una Jesi che «ha avuto un vero cambiamento, dopo anni in cui era avvitata su sé stessa e non aveva prospettiva» ha parlato ieri Bacci. La seduta è stata aperta dall’intervento di Antonio Massacci, presidente di Anffas, tornato a raccomandare l’impegno in favore di persone con disabilità e fragili. Poi le emozionanti parole dei familiari del partigiano Eraclio Cappannini, e in particolare della sorella Maria Grazia, nel donare al Comune l’originale dell’ultima lettera, riportata fra le famose “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana”, scritta dal ventenne patriota prima di essere fucilato dai nazifascisti nel 1944. Al Comune anche la divisa indossata da Cappannini al momento della fucilazione e la medaglia d’argento al valor militare riconosciutagli. 


«Un privilegio riceverle e custodirle – dice Bacci – non poteva esserci modo migliore di arrivare all’ultimo Consiglio». Il primo ringraziamento, Bacci l’ha riservato, «al mio predecessore, Fabiano Belcecchi. Un sindaco che continuo a considerare perbene, vittima della partitocrazia, che mi chiamò a guidare ProgettoJesi. Lì ho preso consapevolezza del livello della politica cittadina all’epoca: quando Daniele Massaccesi e Paolo Cingolani mi chiesero di candidarmi, me ne sono sentito in dovere». Poi un riepilogo partito da «conti ora in ordine e indebitamento ridotto», per toccare servizi sociali, lavori pubblici, cultura. Per prossimo sindaco, jesine e jesini potranno scegliere anche una donna, dopo i nomi di Marco Cercaci (Italexit, Pdf), Lorenzo Fiordelmondo (centrosinistra), Antonio Grassetti (Fratelli d’Italia), Matteo Marasca (attuale maggioranza civica). Lo conferma Marco Gambini Rossano, volto noto dei comitati ambientalisti e per la salute, che ci sta lavorando. «Ma io non sarò candidato» precisa. 


«Una donna, figura di alto livello individuata e concordata insieme ad altre, pure di valore, pronte a impegnarsi- dice Gambini Rossano – abbiamo preso atto di interesse e sollecitazioni dal territorio, forti delle battaglie fatte e vinte e delle ulteriori combattute al fianco di cittadini e esercenti nella difesa di diritti costituzionali e civili violati. C’è un 63% di non votanti previsto alle amministrative, a loro ci rivolgiamo e a chi cerca una politica che torni spirito di servizio. Non ci piacciono l’aria di spartizione che sentiamo e chi schiera 8-9 liste facendo incetta di candidati, senza averle pronte. Non ci pare serio. La nostra sarà una sola lista, che presenteremo già definita, col candidato. Un progetto civico ma di respiro più ampio, collegato a esperienze in tutta la regione e non solo». 

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