Pronto soccorso, ancora allarme rosso: «Situazione critica, mancano 7 medici»

Pronto soccorso, ancora allarme rosso: «Situazione critica, mancano 7 medici»
Pronto soccorso, ancora allarme rosso: «Situazione critica, mancano 7 medici»
di Fabrizio Romagnoli
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Domenica 3 Luglio 2022, 05:00

JESI  - «Il pronto soccorso di Jesi continua a operare in condizioni critiche: mancano sette medici rispetto a quella che dovrebbe essere la dotazione organica, diventeranno con ogni probabilità otto con una ulteriore partenza a settembre. Le attese in barella dei pazienti continuano a verificarsi e l’impiego dei professionisti di reparto in Ps non è, come già abbiamo detto, la soluzione ai problemi». 


La denuncia 
Così Pasquale Liguori, coordinatore del Tribunale del malato di Jesi, torna a evidenziare le criticità rilevate da mesi e di nuovo solo pochi giorni fa, in una nota congiunta insieme al presidente per il Comitato di difesa dell’ospedale cittadino, il dottor Franco Iantosca. Ancora negli ultimi giorni è accaduto un caso in cui una persona, malata da tempo, è dovuta restare, assistita secondo tutte le necessità dal personale sanitario, in reparto, dove si è spenta dopo diverse ore, prima che fosse possibile il trasferimento in una più confortevole sistemazione.

«Nodi che chiediamo siano affrontati da tempo – dice Liguori, che in tempo di campagna elettorale è stato assessore alla sanità “in pectore” per il candidato sindaco Marco Cercaci – senza letti disponibili, si rimane in pronto soccorso. Ma soprattutto il problema si lega ai numeri del personale, che già è carente e che, da ciò che ci risulta, dopo l’estate potrebbe perdere una ulteriore unità. Una situazione che assolutamente non si può pensare di affrontare spostando al Pronto soccorso i medici di reparto. Perché, da un lato, se si rendono sprovvisti i reparti, ecco che si riducono ulteriormente attività di ambulatorio, interventi e si allungano ancora le attese. E dall’altro la specializzazione e la professionalità dei medici vanno rispettate». Prosegue Liguori: «Ci dicono che i medici dei reparti spostati in Ps si occuperanno prevalentemente dei codici di minori gravità come gli azzurri, i verdi e i bianchi. Una considerazione che mi pare non faccia i conti con la realtà di una attività di pronto soccorso. Che fare ad esempio nei casi di coliche renali o dolori addominali che non rientrano nella specifica competenza del medico di turno e che di diverse problematiche possono essere il segnale? E in casi estremi, come due codici rossi in contemporanea? Ne va della migliore assistenza dell’utenza ma anche del carico di responsabilità che un professionista è costretto ad assumersi».

Annota Liguori: «La realtà è che occorrono risorse. Non è un caso se, lì dove si è tentato di fare ricorso a cooperative private, gli avvisi siano andati deserti e non abbiano ricevuto risposta. Si utilizzino allora, io dico, gli specializzandi del primo e del secondo anno, come in altre parti d’Italia già si fa. Inutile limitare la possibilità di impiego ai soli terzi e quarti anni, quando si sa che di specializzandi in tal caso non ce ne sono». 
Il sindaco 
Il tema sanità e Carlo Urbani è fra i primi al quale ha peraltro ha dichiarato che rivolgerà l’attenzione il nuovo sindaco Lorenzo Fiordelmondo, che ha annunciato la prossima presa di contatto con la direzione del nosocomio per un primo confronto col personale medico e paramedico e una ricognizione sulle difficoltà oggettive affrontate. 

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