In tremila alla mostra Raffaello-Colocci ma la vera superstar è sempre Mancio sui muri

In tremila alla mostra Raffaello-Colocci ma la vera superstar è sempre Mancio sui muri
In tremila alla mostra Raffaello-Colocci ma la vera superstar è sempre Mancio sui muri
di Fabrizio Romagnoli
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Mercoledì 1 Settembre 2021, 09:00

JESI  - Tremila visitatori in poco più di tre mesi d’apertura della mostra sui rapporti tra Raffaello e lo jesino Angelo Colocci, che chiuderà il 30 settembre. Decollo verticale dei contatti registrati dall’Ufficio Turismo di piazza della Repubblica, con incrementi in percentuale anche oltre il 2 mila per cento rispetto agli stessi mesi estivi del 2020. Anche se il dato va letto alla luce del fatto che un anno fa la gran parte degli spostamenti, specie da parte di stranieri, non era permessa o era fortemente limitata dalla pandemia.


Un’estate dal segno più per le visite in città, anche se col rammarico di non aver potuto offrire - per i cantieri in centro, inevitabili almeno per Corso Matteotti - il proprio volto migliore ai turisti, proprio nell’anno del boom di immagine per le Marche, e in particolare per Jesi, legato all’exploit agli Europei della Nazionale del Ct concittadino Roberto Mancini. Percentuali clamorose rispetto allo stesso mese del 2020 sono quelle di giugno: +150% di contatti da parte di visitatori italiani e addirittura +2188% da parte di stranieri.

Ma un anno fa, appunto, si era in tempi di frontiere sostanzialmente chiuse. Restano forti gli incrementi ma si normalizzano un poco nei mesi successivi: +23% di italiani e + 88% di stranieri a luglio, + 20% di connazionali e +232% di visitatori dall’estero nel mese di agosto. Dal nord Italia e dal nord Europa le provenienze principali, che restano più o meno le consuete: in particolare da Germania, Olanda, Belgio. Curiosità: nell’estate dei cantieri a sottrarre scorci fotogenici, i social raccontano che un bel pieno di selfie l’hanno fatto i manifesti celebrativi affissi in più punti del centro e non per festeggiare lo jesino Mancini Campione d’Europa con l’Italia. Con tanto di visitatori usciti dal centro storico vero e proprio per andare in cerca, nel non troppo lontano quartiere Prato, delle origini del Mancio legate alla parrocchia di San Sebastiano e al campo dell’Aurora Calcio. È stata, come detto, l’estate della mostra “Raffaello e Colocci. Bellezza e scienza nella costruzione del mito di Roma antica” nei nuovi spazi appositamente ricavati ai Musei Civici di Palazzo Pianetti. Aperta lo scorso 20 maggio, l’esposizione ha a tutto agosto accolto 3 mila visitatori.


La mostra punta su tecnologia immersiva e multimedialità, oltre che su “pezzi” come l’Arianna addormentata dell’Archeologico di Firenze, esposta agli Uffizi, e su prestiti dai romani Musei Capitolini e dal Mann di Napoli. Pensata per illustrare i rapporti fra il Sanzio e il suo contemporaneo umanista jesino Angelo Colocci, intellettuale e segretario di Papi che con Raffaello condivise la presenza nella Roma del Rinascimento, la mostra sarà ancora visitabile fino al 30 settembre prossimo. Illustrando la tesi secondo la quale lo stesso Colocci potrebbe essere stato raffigurato dal Sanzio fra i personaggi del celeberrimo affresco “Scuola di Atene” in Vaticano. 

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