Poca gente e risse, la movida è a due facce: «Ci sono ragazzi che si sfogano con l'alcol»

Domenica 30 Gennaio 2022 di Talita Frezzi
Poca gente e risse, la movida è a due facce: «Ci sono ragazzi che si sfogano con l'alcol»

JESI - Movida a Jesi, il centro cittadino sorvegliato speciale. Non solo dalle telecamere che ormai attive consentono un monitoraggio a 360 gradi dell’intero centro storico, ma anche per un’altra spinosa situazione che si sta verificando e che rischia di minare la tenuta economica e sociale degli operatori: niente clienti al bancone.

 

Mentre settimane fa si parlava dei locali del centro solo in rima con gli schiamazzi notturni e gli eccessi di qualcuno che aveva bevuto troppo, adesso il vero allarme è che non c’è gente. 

Il nodo

Tanto che molti locali del centro hanno accorciato la settimana lavorativa e sono costretti ad aprire solo dal venerdì alla domenica. Colpa della diffusione del virus e delle quarantene. «Il vero problema per noi è questo – evidenzia Marco Tombini, titolare del “Jack Rabbit” e portavoce del progetto “Jesi città da vivere” che riunisce bar e locali del centro –. Noi durante la settimana siamo costretti a tenere chiuso per assenza di persone. Il centro è praticamente vuoto. Quindi, ci resta da lavorare tre giorni a settimana e anche in quelle serate, vediamo una situazione molto tranquilla rispetto ad alcune settimane fa: questo anno così difficile ha modificato le abitudini della gente, si esce meno. Chi per paura, chi per esigenza. Da parte nostra assistiamo a un rischioso crollo della clientela e dell’affluenza». Ma la desolante fotografia interessa anche i negozi del centro, dove di pomeriggio è raro trovare clienti. I problemi che ancora si continuano a registrare solo in alcune zone del centro storico, si verificano di solito nella notte del sabato, tra le 2,30 e le 4, quando per lo più sono ragazzi molto molto giovani a cercare lo sballo attaccandosi a bottiglie comprate però nei supermercati: costano meno e sono più accessibili del singolo cocktail al bancone, anche come effetti. 
«In quell’unico giorno a settimana che i ragazzi escono, ne approfittano per sfogarsi - conferma Tombini - e i problemi sono sostanzialmente relativi a una fascia d’età molto giovane, non li vediamo neanche al bar, portano da fuori l’alcol perché costa loro meno che qualche giro di bevute al bancone». E sebbene la movida sia fortemente diminuita, complici pure le temperature gelide di questo gennaio, da parte delle forze dell’ordine c’è comunque massima allerta con dispositivi di controllo del territorio disposti dal Questore di Ancona. Il titolare del “Jack Rabbit” si dice davvero molto preoccupato per la sua attività e per tutte le altre del centro che stanno vivendo la stessa feroce crisi.

L’emergenza 

«Denotiamo una crisi pazzesca, molto peggiore di quella del 2020 – aggiunge - è certamente dovuta alle quarantene e alla diffusione del virus che è molto ampia, c’è meno giro di gente, addirittura la nostra stima è di una affluenza ridotta del -30% o -40% rispetto alla media». Tradotto in numeri, significa perdita di fatturato e di posti di lavoro. «In città ci sono almeno 80 attività del settore della ristorazione/somministrazione bevande e alimenti – conclude Marco Tombini – questo crollo di affluenza, se non si inverte la tendenza, rischia di creare problematiche molto simili a quelle della chiusura di una fabbrica». 

 

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