«Mi ha costretta ad abortire per farmi continuare a lavorare»

Mercoledì 12 Febbraio 2020
«Mi ha costretta ad abortire per farmi continuare a lavorare»

JESI  - «Se non avessi deciso di abortire, mi avrebbe licenziata. Mi diceva che se il bimbo fosse nato, non l’avrebbe mai riconosciuto e che per me non sarebbe finita bene». Sono le parole, intrise di dolore e amarezza, che ieri mattina hanno segnato la testimonianza di una 35enne residente in Vallesina. La donna è stata ascoltata dal giudice Cimini nell’ambito del processo che vede imputato il suo ex compagno per i reati di maltrattamenti, lesioni personali, furto e violenza privata. 

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Contestazioni mosse dalla procura per episodi avvenuti tra il 2013 e il 2014, quando l’imputato – un commerciante jesino di 44 anni – aveva stretto una relazione con la 35enne, all’epoca sua dipendente. Stando a quanto emerso, la situazione tra le parti sarebbe precipitata quando la donna ha scoperto di aspettare un bambino. «Abbiamo deciso di provare ad averlo – ha detto la 35enne – pochi mesi dopo che avevamo iniziato la relazione. All’improvviso, però, non è stato più d’accordo. Mi ha detto che se avessi portato avanti la gravidanza mi sarei giocata il lavoro». Alla fine, la vittima si era recata in un ospedale del Maceratese per interrompere la gravidanza. Lei non avrebbe mai voluto farlo: «Mi ha minacciato, sosteneva che per me non sarebbe finita bene e che non avrebbe mai riconosciuto nostro figlio». Dopo l’aborto, la donna sarebbe anche caduta in una profonda depressione a cui hanno fatto seguito la caduta nella droga e la richiesta di aiuto al Sert. «Ero succube di lui – ha continuato la 35enne – perché ero innamorata. A un certo punto ho capito che mi dovevo allontanare». Anche perché l’imputato, nel frattempo, si era avvicinato a un’altra donna, come riportato in aula dalla persona offesa. All’uomo vengono anche contestate botte e percosse in almeno tre occasioni. «Una volta – ha ricordato la testimone - è entrato dentro casa, mi ha scaraventato a terra e ha portato via pc e telefono». L’imputato, difeso dal legale Andrea Rosati, verrà ascoltato il 31 marzo. 

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