Caro bollette, le piccole imprese di Ancona appese al Governo: «Aiuti subito o sarà incubo default»

Caro bollette, le piccole imprese di Ancona appese al Governo: «Aiuti subito o sarà incubo default»
Caro bollette, le piccole imprese di Ancona appese al Governo: «Aiuti subito o sarà incubo default»
di Andrea Maccarone
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Venerdì 30 Settembre 2022, 02:10

ANCONA - Le imprese del territorio stritolate dalla morsa dei rincari energetici. E le prospettive per il prossimo inverno sono addirittura peggiori, con aumenti ulteriori delle utenze stimati intorno al 60%. Per tutti l’auspicio è che il nuovo governo vari misure ad hoc per evitare il default. E nel frattempo le imprese attuano strategie di contenimento che, in ogni caso, hanno l’effetto di una goccia in mezzo al mare. «C’è una fortissima preoccupazione che pervade tutto il settore produttivo - rammenta Giorgio Moretti, presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Ancona - ad incidere è la grande incertezza per il futuro».

Le speranze degli imprenditori sono tutte rivolte alle soluzioni che il prossimo governo nazionale sarà in grado di individuare.


L’auspicio 


«Visto che c’è stato un risultato elettorale netto e deciso - sottolinea Moretti - ci auguriamo che si prendano provvedimenti il più presto possibile, come noi di Confindustria abbiamo prontamente espresso». Allo stato attuale il Gme (Gestore dei mercati energetici) rileva un prezzo medio di energia di 543 euro per megawatt/ora. Esattamente 10 volte di più rispetto al periodo febbraio-marzo 2021. E la previsione su dicembre è addirittura di 880euro per megawatt/ora. «Mi aspetto dei grandi default - trema Roberta Finaurini, Amministratore unico di Energy Building Group e presidente della sezione energia di Confindustria Ancona - il consiglio che diamo alle aziende è di rendersi il più possibile indipendenti a livello energetico». Il che vorrebbe dire sfruttare al meglio l’opportunità dei pannelli fotovoltaici. Non fosse, però, che l’energia prodotta e messa in rete viene riacquistata dall’azienda ad un prezzo 10 volte superiore rispetto a quello di vendita. «L’altra misura che il nuovo governo dovrebbe attuare - specifica Finaurini - è proprio quella di pareggiare il costo di vendita dell’energia messa in rete dalle aziende e quello di acquisto». 

Il margine

Il margine di manovra è a dir poco risicato. Le industrie energivore non possono stravolgere la produzione per evitare la sciabolata dei rincari energetici. Al massimo si può ritoccare, dove possibile, il modello di gestione interna. «Cerchiamo di concentrare la produzione il più possibile nelle ore notturne - spiega Luca Gastreghini, Amministratore delegato del Gruppo Sole e Bontà di Jesi, che produce alimenti per la grande distribuzione - anche se in buona parte lo facevamo già prima». A conti fatti l’industria riesce a risparmiare tra il 5 e l’8%. Poca cosa, ma meglio di niente. «E poi abbiamo dovuto per forza ritoccare il listino di un 8% a maggio scorso - prosegue l’imprenditore - e stiamo valutando di poter fare altrettanto nei prossimi mesi». La coperta è corta, e il rischio è di entrare nel mercato con prezzi fuori portata. E per chi non riesce ad intervenire sulla linea di produzione «non resta che sfruttare quelle poche risorse che la finanza pubblica ci mette a disposizione come credito di imposta - spiega Emiliano Baldi, direttore generale di Baldi Food - oppure stiamo facendo contratti con fornitori energetici di breve durata, così da poter valutare continuamente le offerte migliori».

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