«Anch’io derubato in discoteca. Ho avuto paura, sono andato via». Sul collo ha ancora i segni dello strappo. Il ragazzo non ha denunciato il furto, ecco perché

«Anch’io derubato in discoteca. Ho avuto paura, sono andato via». Sul collo ha ancora i segni dello strappo. Il ragazzo non ha denunciato il furto, ecco perché
di Sabrina Marinelli
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Sabato 18 Giugno 2022, 01:55 - Ultimo aggiornamento: 13:58

SENIGALLIA - C’è un quarto ragazzo a cui è stata strappata la catenina d’oro dal collo la notte del 4 giugno nella discoteca Mamamia. E’ un 19enne di Jesi. Non ha sporto denuncia perché il suo unico obiettivo, traumatizzato da quanto accaduto, è quello di dimenticare subito. La catenina d’oro con un ciondolo a forma di croce gliel’aveva regalata la nonna. È stata proprio lei ad insistere, rivolgendosi alla nostra redazione, affinchè il nipote raccontasse quanto accaduto con dettagli che magari potrebbero essere utili ai carabinieri, che stanno svolgendo le indagini.

 
Il racconto
«È successo verso l’una di notte – racconta il ragazzo –, ero andato insieme a due miei amici e stavamo in mezzo alla calca. Mi sono sentito strappare la catenina dalle spalle, in un solo colpo. Non è stato molto doloroso ma l’ho sentito e ho ancora i graffi nel collo. Era impossibile non accorgersi». D’istinto si è girato. «Dietro di me c’era un energumeno – ricorda – mi è rimasta molto impressa la sua stazza, sarà stato alto circa due metri. Ci siamo guardati negli occhi, era palese fosse stato lui, ma non ho abbassato lo sguardo per vedere se aveva la catenina nelle mani e nemmeno gli ho chiesto nulla. La sua prestanza fisica mi ha impressionato, ho avuto paura e ho pensato che sarebbe stato meglio andarmene dalla discoteca senza la catenina che finire la nottata in ospedale. Ho temuto che se gli avessi detto qualcosa mi avrebbe potuto aggredire così ho preferito andarmene e lui ha continuato a ballare». Il 19enne ha lasciato lì i suoi amici e se n’è andato. «Non ho sporto denuncia e non ne ho più parlato perché francamente è stata un’esperienza che ho cercato di rimuovere e dimenticare – conclude -, diversamente non sarebbe finita più. La catenina per rompersi non era molto spessa e non so che valore economico possa avere, di sicuro affettivo per me e per mia nonna che me l’ha regalata, era la sua. Me l’ha data circa un anno fa. Non in una circostanza particolare, sono andato a trovarla un giorno e me l’ha messa al collo. Non me la sono più tolta finchè non mi è stata strappata via. Vorrei invece che la vicenda finisse qui perché non ho voglia di ricordarla ancora». Altri tre ragazzi hanno nel frattempo sporto denuncia ai carabinieri, raccontando la stessa modalità, anche se questo giovane è testimone del furto con strappo subito. Ha visto chi è stato e per questo forse ha paura di denunciare il responsabile non volendo avere più nulla a che fare con questa persona. 


Gli episodi
Sarebbero quindi quattro gli episodi avvenuti quel sabato sera quando il pensiero per un attimo è tornato alla tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo dell’8 dicembre 2018, quando la banda dello spray, dedita al furto di catenine nelle discoteche, aveva scatenato l’inferno in una struttura fatiscente sul versante della sicurezza. Nulla di tutto questo al Mamamia quel sabato, dove tutti hanno continuato a ballare serenamente, nonostante qualche malintenzionato, non è ancora chiaro se una o più persone, abbia approfittato di un momento di spensieratezza di tanti giovani per derubarli. Episodio su cui non ha alcuna responsabilità la direzione della discoteca, da sempre impegnata per elevare gli standard di sicurezza del locale. Sull’accaduto indagano i carabinieri della Compagnia di Senigallia che hanno ricevuto le denunce di tre ragazzi rispettivamente di Ancona, Fabriano e Chiaravalle.

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