Ha aspettato che Ida dormisse poi Antonio ha sparato 2 colpi alla moglie malata

Lunedì 29 Giugno 2020 di Lorenzo Sconocchini
Ancora sotto choc la comunità di Filottrano

FILOTTRANO - Ha aspettato che Ida dormisse, composta sul letto in cui passava gran parte delle sue giornate segnate dalla malattia. Antonio non voleva che si accorgesse di nulla e forse c’è riuscito: sua moglie indossava ancora la mascherina, con gli occhi chiusi in un sonno eterno, quando l’altra sera i carabinieri del Nucleo rilievi e investigazioni scientifiche hanno fatto il sopralluogo nel villino bianco di via Sant’Ignazio 14/f, teatro di quello che per ora, nella ricostruzione degli investigatori, è un caso abbastanza scontato di omicidio-suicidio. 

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Un solo colpo sparato a Ida Creopolo da distanza ravvicinata, mirando alla testa. Poi Antonio Pireddu, 60 anni, appuntato dei carabinieri in congedo, si è puntato la pistola alla tempia e ha fatto fuoco. A trovarli già morti, dieci minuti prima delle ore 17 di sabato, è stato il figlio Fabio, 35 anni. A turno con il fratello Francesco dava una mano a casa, aiutavano papà Antonio ad accudire la moglie semi-inferma e a portare avanti le incombenze domestiche 
L’altro pomeriggio era andato dai genitori per la passeggiata del cane, così Antonio non avrebbe dovuto lasciare sola Ida. Fabio aveva le chiavi, è entrato nel villino a schiera e ha girato un po’ per casa. Pensava che i genitori dormissero ancora, capitava che riposassero dopo pranzo, quindi non s’è preoccupato troppo vedendo la porta della loro camera pianterreno chiusa. Dopo un po’ ha chiamato, bussando più volte, ed è entrato trovando sua mamma Ida morta sul letto e il papà Antonio steso sul pavimento, con la pistola accanto.
«Li ho abbracciati, ma erano già freddi», ha fatto mettere a verbale Fabio Pireddu, sentito nella caserma dei carabinieri di Filottrano come persona informata sui fatti insieme al fratello e ad alcuni vicini presenti sabato pomeriggio nel complesso di villini a schiera disposti ad anfiteatro, costruiti accanto alla strada che da Filottrano va verso Cingoli.

Nessuno ha sentito gli spari, anche perché gli alloggi più vicini alla casa dei Pireddu l’altro pomeriggio erano vuoti: una famiglia era partita il giorno prima per le vacanze, una coppia di sposini erano al mare. Il dramma familiare dev’essersi consumato nel primo pomeriggio, qualche ore prima che Fabio trovasse i genitori morti. 
I carabinieri del Nucleo rilievi hanno lavorato alla scena del delitto fino alle 22 e 30, con un sopralluogo molto accurato che non ha tralasciato alcun dettaglio utile a ricostruire la dinamica del fatto di sangue. Con gli uomini della Scientifica sono rimasti fino tardi il maggiore Luigi Ciccarelli, comandante della Compagnia di Osimo, e il colonnello Americo Di Pirro, comandante del Reparto Operativo di Ancona, l’ufficiale che con la sua squadra di detective ha risolto negli ultimi anni dieci casi di omicidio, compresa la strage alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo.

Ma stavolta non sembra proprio che ci sia un giallo da risolvere, perché tutti gli elementi almeno per ora portano a concludere che si sia trattato di un omicidio-suicidio, epilogo drammatico di anni di sofferenze dovute alla malattia di Ida. Nel villino a due piani non c’erano segni di colluttazione e gli ingressi non hanno segni d’effrazione, né manca qualcosa di prezioso in casa. Per oggi è previsto l’esame autoptico affidato dalla Procura di Ancona a un medico legale e oltre a ricostruire le cause del decesso, già evidenti dai primo sopralluoghi, sarà effettuato sul cadavere di Antonio Pierddu il tampone per l’esame dello stub, il test che rileva residui di polvere da sparo lasciati dall’uso di un’arma da fuoco. Dovrebbe essere sufficiente, in caso di esito positivo, a chiudere il fascicolo per omicidio volontario aperto dal pm Andrea Laurino archiviando il caso come omicidio-suicidio, con reato estinto per morte del reo.

Dalle testimonianze raccolte dagli investigatori dell’Arma è emerso subito un possibile “movente”: Antonio Pireddu non avrebbe sopportato l’idea di veder soffrire ancora la moglie malata da otto anni, costretta spesso a letto con assistenza respiratoria per una grave malattia polmonare. Potrebbe essere andato in depressione egli stesso, visto che aveva avviato un percorso di supporto psicologico, ma non era stato preso in carico dai servizi psichiatrici, altrimenti non gli avrebbero lasciato la pistola: dagli accertamenti amministrativi svolti dai carabinieri di Filottrano e Osimo risulta che l’arma era detenuta regolarmente dall’appuntato in pensione.

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