Chiusure, tagli e vendita di sedi: cresce la tensione alla Whirlpool

Giovedì 30 Luglio 2020 di Aminto Camilli
Chiusure, tagli e vendita di sedi: cresce la tensione alla Whirlpool

FABRIANO  - Tute blu di nuovo in sciopero alla Whirlpool. Domani, in concomitanza con il vertice organizzato dal ministero dello Sviluppo economico, che vedrà di fronte il management della multinazionale statunitense e i sindacati (stante l’emergenza dovuta al Covid-19, si tratterà di una video conferenza, con inizio alle 9.30), i dipendenti del mega stabilimento di Melano, unico produttore di piani cottura a gas, elettrici e a induzione di Whirlpool per l’area Emea (Europa, Medio Oriente, Africa), si asterranno dal lavoro per nelle ultime quattro ore di ogni turno.

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Non è un caso, quindi, che le Rsu abbiano scelto proprio la giornata del 31 luglio per lo sciopero (lo stato di agitazione, che dura ormai da qualche settimana, prevede pure il blocco degli straordinari a tempo indeterminato), se si considera che il confronto che Fim, Fiom e Uilm avranno con l’azienda si prospetta tanto rilevante quanto delicato per tutti i siti produttivi italiani del gruppo. Non v’è dubbio che la questione più scottante, al momento, sia quella inerente allo stabilimento di Napoli (vi lavorano oltre 400 persone), di cui Whirlpool ha confermato a più riprese la chiusura il 31 ottobre, ma è altrettanto evidente che nel corso del dibattito la situazione della multinazionale statunitense verrà affrontata a 360 gradi.

Riguardo al sito fabrianese, i timori forti concernono soprattutto il settore impiegatizio e l’area Sviluppo e Ricerca (l’indiscrezione relativa alla vendita, da parte dell’azienda, della sede centrale di via Aristide Merloni non è ancora stata smentita e l’annunciato taglio dei costi fissi del Global Product Organization potrebbe interessare presto alcune strutture operanti nella nostra città), ma Fim, Fiom e Uilm pretenderanno chiarezza anche per ciò che riguarda l’aspetto produttivo. «Nonostante la ripresa registrata nei mesi di giugno e luglio – osservano i sindacati – i volumi produttivi del 2020 si preannunciano inferiori a quelli ipotizzati a suo tempo».

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