Enedo, l’incubo è la delocalizzazione. «I problemi? Sono a Tunisi, non qui». Annuncio choc dei 35 esuberi, presidio di sindacati e lavoratori

Giovedì 21 Ottobre 2021 di Giacomo Quattrini
Enedo, l incubo è la delocalizzazione. «I problemi? Sono a Tunisi, non qui». Annuncio choc dei 35 esuberi, presidio di sindacati e lavoratori

OSIMO «Il nostro stabilimento è il cervello del Gruppo, non ha senso tagliarlo quando è altrove che l’azienda ha problemi». I dipendenti della Enedo, la ex Roal di Castelfidardo, poi diventata Efore e dal 2017 trasferita a Osimo ricambiando nome, sono scesi in strada ieri, davanti alla sede di via Ancona a San Biagio, per protestare contro l’annunciato esubero di 35 lavoratori su 85. «I numeri di questa azienda raccontano una crisi che viene da lontano, visto che nel 2004 quando era ancora Roal si contavano più di 300 dipendenti» dice sconsolata la delegata Fiom-Cgil Sara Galassi. 

 

 
La procedura
Assieme a lei ad affiancare i lavoratori anche Danilo Capogrossi della Fim-Cisl e Boris Basti della Uilm. «Settimana scorsa –riferisce quest’ultimo- ci hanno comunicato in Confindustria che avrebbero fatto partire il procedura per licenziare 35 dipendenti entro il 28 dicembre». Lunedì prossimo nuovo summit nel quale «chiederemo –annuncia Galassi- di ritirarla per non far partire i canonici 70 giorni e, quindi, di sederci ad un tavolo senza questa tagliola, semmai dobbiamo cercare insieme soluzioni per un Piano industriale che mantenga la sede di Osimo a medio lungo termine, perché i problemi non sono qui, ma nello stabilimento produttivo di Tunisi, dal quale arrivano pezzi che devono essere spesso sistemati». La Enedo nella sede italiana fa sviluppo e ricerca, stoccaggio e collaudo, ma è nella fabbrica in Tunisia, dove aveva delocalizzato nel 2007, che produce sistemi di illuminazione e in particolare fari led per grandi eventi e alimentatori, settori che con il Covid è andato in crisi. «Si parla –spiega Basti di Uilm- di un calo di 2milioni di fatturato, che però in passato superava anche i 30milioni, e con la ripresa economica si preannuncia una risalita nel 2022, anche per questo rinunciare al know-how di questa sede non ha senso». Il timore è che l’esubero possa essere l’anticamera di una nuova e definitiva delocalizzazione. Oltretutto lo scenario non è chiaro, con la multinazionale finlandese acquistata ad aprile da investitori svedesi che non ha più referenti in Italia. «Fino a pochi mesi fa avevamo un amministratore delegato qui, ora hanno inviato un general manager a sostituirlo per ristrutturare l’azienda, ma se inizia così sembra più volerla chiudere».


Le voci
A parlare è Antonio Catozzo, 51enne pugliese emigrato a Castelfidardo e dipendente già della Roal dal 2000. «A casa – dice - abbiamo solo il mio stipendio». A fargli eco Gabriella Pilarella, 29enne di Loreto, una delle ultime assunte l’anno scorso: «Sapevamo di qualche difficoltà, siamo sotto choc, non è pensabile fare lo stesso lavoro con la metà dei dipendenti, siamo tutti indispensabili». Il capogruppo Pd Diego Gallina Fiorini ha annunciato un ordine del giorno in consiglio comunale sulla questione. Il fratello Roberto è tra i dipendenti storici. «Lavoro qui dal 1995 –dice- anche nella sede americana dove sono rimasti appena 6 venditori». Al sit-in anche il sindaco Pugnaloni che ha chiamato l’assessore regionale al Lavoro Stefano Aguzzi e proposto ai sindacati di chiedere aiuto ad Anna Ascani sottosegretaria dem allo Sviluppo Economico. Il consigliere regionale Pd Antonio Mastrovincenzo ha protocollato ieri una interrogazione per chiedere al governatore Acquaroli come muoversi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA