Covid, la zona arancione non bastava: più positivi in 15 comuni su 20. Ecco le città dove i contagi sono esplosi

Mercoledì 10 Marzo 2021 di Lorenzo Sconocchini
La zona arancione non bastava: più positivi in 15 comuni su 2. Ecco le città dove i contagi sono esplosi

ANCONA -  In due settimane di zona arancione, il tempo necessario per vedere gli effetti della stretta anti-contagi, 15 comuni sui 20 soggetti alle nuove restrizioni hanno aumentato il numero di residenti e domiciliati attualmente positivi. Tre di questi (Falconara, Ostra e Serra de’ Conti) hanno addirittura raddoppiato il carico di infezioni in corso, otto su 15 hanno avuto aumenti superiori al 50%, Ancona è cresciuta di oltre un terzo, passando da 736 positivi a quasi mille persone che ieri erano ancora alle prese con il virus Sars-Cov-2. 

 

LEGGI ANCHE:

Il vaccino Sputnik sarà prodotto in Italia: «10 milioni di dosi entro fine anno, si parte a luglio 2021»

 


Dal 23 febbraio a ieri, un periodo abbastanza lungo per far emergere i contagi, tra tempi di incubazione e attesa della diagnosi, gli effetti della prima frenata con cui il governo regionale aveva cercato di spegnere l’incendio della provincia di Ancona si rivelano di gran lunga inferiori alle attese. Prima, il 20 febbraio, c’era stato il tentativo di arginare il dilagare della variante inglese chiudendo i confini provinciali, ma lasciando nel territorio anconetano restrizioni da zona gialla. Poi Acquaroli aveva alzato il tiro disponendo la zona arancione nei venti comuni della provincia, compreso il capoluogo, con un’incidenza settimanale superiore a 250 nuovi casi ogni 100mila abitanti o con un trend di incremento veloce. Un’ordinanza-lampo, in vigore dal 23 al 27 febbraio, poi prolungata fino al primo marzo, quando tutte le Marche sono andate in arancione per effetto di un’ordinanza del ministero della Salute.


Quelle misure restrittive (bar e ristoranti chiusi, divieto di uscire dal proprio comune) avrebbero dovuto arginare i focolai, ma hanno funzionato solo in 5 comuni. Guarda caso proprio a cominciare da quelli come Castelfidardo, Sassoferrato, Filottrano e Loreto, che per primi erano stati costretti a chiudere le scuole elementari e medie (in anticipo sull’ordinanza di Acquaroli in vigore dal 6 marzo) o sbarrare l’ingresso ai parchi. Castelplanio è il quinto comune che ha avuto un calo, anche se minimo, dei “positivi attuali” (un valore che ogni giorno è dato dal saldo tra nuovi positivi e guarigioni o anche decessi per Covid) mentre tutti gli altri hanno avuto incrementi. Falconara ha raddoppiato i suoi residenti positivi passando da 131 a 264, Ostra anche oltre (da 47 a 97), Chiaravalle ha avuto un aumento dell’87% (da 124 a 232), Ostra dell’82%. Tra le città la crescita più consistente dello stock di residenti positivi l’ha avuta Senigallia, salita in due settimane da 308 a 479 (+56%). In sensibile crescita anche Jesi (da 387 a 496 positivi, +28%) benché il sindaco Bacci avesse disposto per primo la zona arancione già dal 22 febbraio.


Male anche Osimo, dove dieci giorni fa il sindaco Pugnaloni ha aggiunto del suo alle restrizioni, con il divieto di “struscio” in centro storico nei fine settimana: gli osimani con tampone ancora positivo sono comunque saliti da 370 a 478 (+29%). In tutto, nei 20 comuni colorati in anticipo di arancione, i “positivi attuali” sono saliti da 3.174 a 4.142, con un aumento del 30%. 


E gli altri 27 comuni lasciati in giallo fino al primo marzo? Diversi sono andati peggio, segno che qualche risultato, anche se non sufficiente, la zona arancione l’ha prodotto. Tra quelli con incidenza già alta, tenuti fuori di misura dalle zone arancioni, Montemarciano è passato da 53 a 92 positivi (+88%), Fabriano da 201 a 342 (79%) e Camerano da 88 a 104 (+18%). Interessante il confronto tra Polverigi e Agugliano, due centri gemelli che fanno praticamente un’unica comunità: il primo, in zona arancione dal 23 febbraio, è cresciuto del 21%, l’altro del 60%. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA