«Incubo bar e ristoranti devastati dalle chiusure». Bruceranno 26 milioni

Lunedì 16 Novembre 2020 di Maria Cristina Benedetti
«Incubo bar e ristoranti devastati dalle chiusure». Bruceranno 26 milioni

ANCONA  - Da ieri, una misura devastante tiene dietro a quello che i ristoratori definiscono “pregiudizio”. Novemila tra bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie di tutte le Marche chiudono per decreto. In provincia di Ancona lo stop riguarda 2.264 imprese.

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«È stato sancito che, essendo luoghi di possibili assembramenti, favoriscono la trasmissione del virus». È la cronaca amara di Gabriele Di Ferdinando, responsabile regionale dell’Unione commercio e turismo della Cna, nel giorno della retrocessione in zona arancione. Sfrondando ogni altro commento, ribadisce: «Devastante». Un disastro, al quale la voce e il volto di artigianato e piccola impresa attribuisce un peso schiacciante. «Per tutti sarà un mancato fatturato di oltre il 90%».

Moltiplicando per un valore medio mensile calcolato in 13mila euro, vuol dire 105 milioni di euro polverizzati. Una cifra che convertita nel dato provinciale si traduce in una perdita di almeno 26,5 milioni. Una voragine, nella quale sono destinati a sprofondare anche molti settori esclusi dalle ultime restrizioni, compresi i colossi della grande distribuzione. «I bar e i ristoranti vivacizzano il commercio, bloccarli significa penalizzare i negozi, le vendite al dettaglio, per le quali si prevede un calo del 50%». Come enzimi dello shopping. Nella cattiva sorte, gli addetti a gusto&convivialità trascinano con sé anche chi non è stato sfiorato dalle limitazioni dettate dal governo centrale. «Categorie che sono tagliate fuori dal sistema dei ristori». Che peraltro, aggiunge Di Ferdinando, «coprono appena le spese di gestione di un mese».


Intercetta la scia e rincara la dose Massimiliano Polacco. «C’è la mentalità da metalmeccanico, per cui il problema si risolve con la cassa integrazione. Qui invece - è la postilla del direttore di Confcommercio Marche - stiamo parlando di attività che, con i cosiddetti ristori, riescono a pagare luce, gas e tasse locali di un mese». Niente di più. Dal cartellino giallo a quello arancione, in tutta la regione sono obbligate a fermarsi circa 40mila persone. «Se perderanno l’occasione del Natale sarà un disastro. Rischiano di chiudere il 25-35% delle attività». Stringe la mano tesa allungata dalla sindaca dorica Valeria Mancinelli, con un fondo da un milione sotto forma di contributi, la metà del quale destinato alle imprese più colpite dagli ultimi provvedimenti. «È stato già attivato il tavolo con il Comune per trovare la formula migliore per sostenere il commercio». Scoraggiato, tuttavia, conclude: «Sono sempre dei palliativi».


Torna a dire Di Ferdinando, che stavolta sceglie la formula delle istruzioni per l’uso: «Da oggi (ieri, ndr) è possibile fare domanda per il fondo ristorazione. Sono 600 milioni di euro messi a disposizione a livello nazionale». Possono ottenere quel contributo coloro che tra marzo e aprile hanno avuto un calo del fatturato di oltre il 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. «Si tratta - va nelle pieghe di quel che considera un aiuto concreto - di un vero e proprio rimborso sulle materie prime, rigorosamente made in Italy, acquistate con documentazione fiscale a partire dal 14 agosto». Sarà sufficiente cliccare su www.portaleristorazione.it oppure presentare la domanda di persona, presso uno dei 12.809 uffici postali d’Italia. Sono compresi ristoranti, pizzerie, mense, servizi di catering, agriturismi e alberghi con somministrazione di cibo. E c’è tempo solo fino al 28 novembre. Perché i dati inchiodano: la pandemia finora s’è portata via almeno 2.000 imprese, fra chiusure e mancate aperture, solo in provincia di Ancona. La seconda ondata di contagi di certo non farà sconti. A nessuno. 

 

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