Coronavirus, papà di tre figli tra lavoro e stress da compiti: «Professori, datene di meno»

Senigallia, Coronavirus, papa di tre figli tra lavoro e stress da compiti: «Professori, datene di meno»
Senigallia, Coronavirus, papa di tre figli tra lavoro e stress da compiti: «Professori, datene di meno»
di Sabrina Marinelli
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Sabato 18 Aprile 2020, 06:25 - Ultimo aggiornamento: 06:38

SENIGALLIA «Fa male vedere lo sguardo dei miei figli mentre chiedono di spiegargli la lezione ma non sempre posso. Mi sento distrutto come genitore». A parlare, rivolgendosi al ministro della Pubblica istruzione, Lucia Azzolina, è Francesco Tagliamonte, padre di tre bambini. Trascorre gran parte del tempo tra il lavoro, ed è per lui una fortuna in questo periodo di emergenza coronavirus poterlo svolgere, ed il volontariato con la protezione civile perché sa che c’è chi ha più bisogno. 

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Quando arriva a casa si vede correre incontro i figli ma non per giocare e svagarsi un po’ con lui come nella normalità, ormai svanita, accadeva fino a poche settimane fa. Uno chiede di ripassare le tabelline, l’altro lo implora di spiegargli una lezione di storia. Non meno impegnativo il più piccolino, di otto mesi, a cui non basta leggere ad alta voce la favoletta, richiede come è giusto tutte le attenzioni che il suo babbo non può riservargli. Quando lui non c’è ci pensa la mamma, trovando anche il modo di alternare allo studio qualche momento ludico.
 

«Vengono caricati di compiti e chi come me di figli ne ha tre e continua a lavorare – aggiunge Tagliamonte – sente come un fallimento il non riuscire a stare al passo nell’aiutarli nello studio. Devono finire il programma ma non è uguale che lo spieghi io o un insegnante, non è la stessa cosa. Già che sono rinchiusi in casa e per loro questa è una sofferenza. Non dico che non devono dargli i compiti, ma con moderazione perché questi piccoli stanno soffrendo e dobbiamo cercare di farli svagare il più possibile ed il meglio possibile». Lo studio invece li accompagna da quando si svegliano e per tutta la giornata. Se rimangono indietro con il programma si sente in colpa per non avere abbastanza tempo ed energie da dedicargli. «Care maestre, che prima ancor siete mamme e nonne – prosegue rivolgendosi alle insegnanti - è giusto far fare i compiti ai bambini e tenerli in allenamento per non far svanire i sacrifici fatti fin qui, ma io mi domando: vi siete mai chieste come se la passano i bambini in questo periodo? Vi siete poste il problema che già tenerli rinchiusi in casa per il loro bene potrebbe rappresentare anche un danno a livello psicologico? Vi siete poste il problema di chi ha i genitori, che fortunatamente anche con quest’emergenza lavorano, ma che non riescono a dedicare tutto il tempo a spiegare la lezione ai figli? Chi ne ha più di uno di figlio? Da genitore fa male, fa male vedere quegli occhi mentre ti chiedono di uscire o di aver un aiuto, in quanto non riescono subito a comprendere bene un esercizio. Quindi per favore, non riempitili di compiti, se non si finisce il programma non muore nessuno. Non penso che ricorderemo questo momento storico perché quella classe di quell’istituto ha finito il programma. Ci ricorderemo di quanto è grande il nostro Paese – conclude - e di come ce l’abbiamo fatta tutti insieme».

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