Strazio alla casa di riposo: «Mia nonna è morta sola, non ho potuto neanche salutarla»

Domenica 29 Marzo 2020 di Sabrina Marinelli
Strazio alla casa di riposo: «Mia nonna è morta sola, non ho potuto neanche salutarla»

SENIGALLIA «Mia nonna è morta sola, avrà pensato che l’avessimo abbandonata e questo è difficile da sopportare, più del dolore per la sua perdita». A raccontare il lutto che l’ha colpita è Chiara Michelon, scrittrice e responsabile dell’Ufficio stampa di Caritas Senigallia. Da molti anni vive in città, pur essendo originaria di Padova dove la nonna è venuta a mancare. 

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Non l’ha potuta raggiungere per sostenerla nei suoi ultimi giorni e nemmeno starle accanto per le esequie. «Elaborare un lutto è ancora più difficile in questo periodo – racconta Chiara Michelon -. Nel mio caso nonna aveva 100 anni e, pur non avendo malattie ed essendo ancora lucida, ero pronta al fatto che se ne sarebbe potuta andare in qualsiasi momento, mai però avrei immaginato di non poterle rimanere accanto o di salutarla un’ultima volta». La nonna viveva in una casa di riposo e godeva di ottima salute. Chiara e la sua famiglia la sapevano al sicuro. «Da un giorno all’altro la casa di riposo ha sospeso le visite ed è entrata in quarantena – aggiunge - nessuno ha più avuto accesso. Non hanno dato il tempo a mia madre e ai fratelli di decidere, né la possibilità di riportarla a casa». 
 
Una notte, dopo una settimana di isolamento, hanno telefonato per dire che Lara, la nonna, aveva gravi problemi respiratori e che il giorno seguente l’avrebbero portata al pronto soccorso. Lo zio di Chiara, medico anestesista all’ospedale di Padova, ha rifiutato la procedura, sapendo che lì c’erano già numerosi casi di Covid-19. Purtroppo però, nel frattempo, le sue condizioni si sono aggravate ed è morta. Continua Chiara: «Lei stava bene prima dell’isolamento». Solo i figli, con tutte le precauzioni del caso ed indossando i dispositivi di protezione, hanno potuto vederla per l’ultima volta, prima che la bara venisse sigillata per uscire dalla struttura. 
L’addio 
Poi una brevissima cerimonia per i parenti stretti che a Chiara, rimasta a Senigallia per rispettare il decreto, è stata solo raccontata. «Ha vissuto 100 anni senza cadere. Era una donna forte e molto affettuosa, adorava sentire l’abbraccio dei nipoti e dei pronipoti, poterli stringere e vedere. Il parroco ha detto che faranno una messa quando tutto sarà finito ma non sarà la stessa cosa». Tutti i giorni qualcuno andava a trovarla, poi all’improvviso nessuno. Non aveva il telefono con sé e i figli potevano solo chiamare la struttura una volta al giorno per avere aggiornamenti dagli operatori. Non facevano parlare con lei. «Avrà compreso il dramma che stava accadendo fuori o si sarà solo sentita abbandonata dai suoi affetti? – si chiede la nipote -. Magari avrà pensato che non la volessimo più vedere e questo è devastante. La solitudine può uccidere. Non saprei bene come definire questa brutta sensazione, è come un senso di colpa. Ti senti impotente. So che non avremmo potuto fare diversamente, però ci ha fatto male che se ne sia andata così. Sola, la mia nonna adorata, senza vedere il nostro viso o sentire le nostre mani tra le sue».

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