Una trentina di lavoratori contagiati, allarme rosso al cantiere navale: «I tamponi non sono abbastanza»

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Emanuele Coppari
Ancona, una trentina di lavoratori contagiati, allarme rosso al cantiere navale: «I tamponi non sono abbastanza»

ANCONA Nei locali o sui ponti: lo spettro del Covid infila la tuta blu e gira nelle navi in costruzione. Fa paura. I contagiati in tutto sono una trentina, si sono succeduti nel corso delle settimane.

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L’allarme rosso che da qualche tempo riverbera sotto il Duomo, lunedì baluginava sul tavolo del confronto in prefettura, dove i sindacati hanno poggiato «l’alto rischio di contagio Covid dell’area portuale e nello specifico dello stabilimento Fincantieri, per le complessità della gestione e controllo dei dipendenti delle ditte d’appalto». 

 
Il confronto 
All’incontro, a cui hanno partecipato le segreterie Fim Fiom e Uilm e Cgil, Cisl e Uil provinciali, i responsabili dell’Asur, Inail, Nucleo comando dei Carabinieri e l’azienda Fincantieri, è risuonato l’appello dei lavoratori ad ampliare protocollo di prevenzione e sicurezza anti Covid. Tradotto significa: test sierologici per tutti i lavoratori diretti e degli appalti, al fine di fare il punto zero della situazione, per poi proseguire con cadenze da stabilire; il ripristino delle turnazioni per la gestione entrata/uscita; l’incremento dei mezzi pubblici e la necessità di comunicazione dove si verificano casi di positività al Covid, rispetto ai lavoratori coinvolti. 
La preoccupazione
La premessa: per i sindacati non basta l’impegno dell’azienda che ha annunciato di voler istituire un piano sperimentale di test molecolari a campione. Sono 50 tamponi a settimana, su base volontaria, nei reparti dove Fincantieri ritiene ci sia più possibilità di un rischio contagio, in collaborazione con l’Asur e strutture sanitarie private. Si parte nei prossimi giorni ma i tempi sono ancora un’incognita. Non è sufficiente, ammonisce Tiziano Beldomenico, Fiom-Cgil. «Andava fatto prima il test a tutti i dipendenti per fotografare la situazione ad oggi, poi a seconda dei risultati decidere di fare lo screening a campione nei reparti più a rischio». 
Il nodo 
Capitolo turni. «Avevamo deciso insieme nel protocollo le entrate scaglionate dei lavoratori, per spalmare gli ingressi», riprende Beldomenico. Invece. «Invece succede che chi entra alle 5 e dovrebbe finire alle 13, esce alle 17 per lo straordinario e le esigenze di produzione, e il turno della mattina s’incrocia con quello del pomeriggio. Se c’è un positivo, vai a capire con chi è stato in contatto». Insomma si poteva fare di più per i sindacati, che l’8 ottobre scorso hanno indetto lo sciopero per i fantasmi del Covid. «La situazione è preoccupante, al cantiere entrano 4mila lavoratori ogni giorno, sono ammassati e non c’è distanziamento», taglia corto Beldomenico. Le misure anti-virus? «Hanno messo un container all’ingresso con il termoscanner, misurano la febbre e danno la mascherina a chi non ce l’ha. E hanno chiuso le macchinette del caffè. Fine». 
L’impegno 
L’azienda conferma l’impegno a fare i 50 tamponi settimanali a rotazione, per avere un ampio panorama di tutte le lavorazioni nel cantiere. Sui tempi c’è cautela, perché il nuovo protocollo non è stato ancora firmato, si attendono le linee guida dell’Asur. I test, nelle intenzioni di Fincantieri, serviranno a rafforzare le misure contro il Covid. Fonti interne all’azienda sottolineano che la gestione dei casi di positività ha funzionato - non si trattava di contagi interni ma portati da fuori e scaturiti da scene di vita quotidiana come cene al ristorante, tanto per dire - e il protocollo per affrontare le emergenze ha dato i risultati sperati. Ora lo step ulteriore con le verifiche interne, confidando che possano partire al più presto. 

 

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