Ancona, la "confessione" dei consiglieri comunali: «Abbiamo preso il bonus Covid. E quindi?»

Martedì 11 Agosto 2020 di Maria Cristina Benedetti
Ancona, la

ANCONA - È trasversale il fronte dell’autodenuncia. «Sì, anch’io ho beneficiato del bonus Covid da 600 euro». Lo ammettono pubblicamente, di fronte alla platea più sconfinata dei social, Angelo Eliantonio, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, e Francesco Rubini, di Altra Idea di città. Per un giorno sono dalla stessa parte, identico fronte polemico rispetto a quel brutto affare finito già sotto il nome “i furbetti del bonus”. Non ci stanno, loro, a finire sul rogo. 

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Riavvolgere il nastro della storia che ha innescato la miccia è d’obbligo. Lo hanno chiesto cinque deputati, tre leghisti, un grillino e uno di Italia viva, ma solo tre avrebbero ottenuto il sussidio destinato alle partite Iva: due leghisti e un 5 Stelle.
 
Il direttore dell’Inps, Pasquale Tridico, avverte che è stato avviato un audit interno su chi abbia fatto uscire la notizia, mentre il ministro degli Esteri, il pentastellato Luigi Di Maio, utilizza il caso per sostenere il “Sì” al referendum  costituzionale sul taglio dei parlamentari del prossimo 20-21 settembre. Nel mezzo ecco i due consiglieri dorici che pretendono sia ristabilito l’ordine dei fattori. Perché, fanno intendere, quel bonus non è uguale per tutti. 
L’etica 
La difesa di Eliantonio diventa virale su Facebook. «Sono una partita Iva e ne avevo diritto, così come - ammette - ne avevano diritto i cinque parlamentari che lo hanno richiesto. Ora il punto è un altro, ed è di natura etica». Ci arriva subito: «Io sono un consigliere comunale, prendo un gettone di presenza, davvero risibile rispetto a quello che facciamo quotidianamente, e sulla base del mio mandato non mi vengono pagati i contributi Inps». Sistema un altro tassello del mosaico: «Durante il periodo del lockdown l’attività del consiglio comunale di Ancona peraltro non s’è svolta». Ed è qui che prende le distanze, per sfilarsi dallo scandalo. «Parlamentari, consiglieri regionali, sindaci e assessori percepiscono un’indennità di funzione fissa tutti i mesi». Accorcia le distanze tra la sintesi e la logica: «È evidente che noi consiglieri comunali non possiamo essere inseriti nelle liste di proscrizione che comprendono quasi 2.000 politici irresponsabili da offrire in pasto al pubblico ludibrio». Non trattiene lo sfogo: «Ci siamo abituati, ma ora si è toccato davvero il fondo». E già, perché – ricorda - «il ministro degli Esteri, già ministro del Lavoro, dello Sviluppo economico e già vice presidente del Consiglio dei ministri vuole pubblicare i nomi. Anche il mio». Non ci sta. 
La rabbia 
Rubini, dalla sponda opposta di Altra Idea di città, sottoscrive la rabbia del collega. «Ho 29 anni, sono un giovane avvocato precario con una partita Iva aperta nel 2019 e faccio il consigliere comunale ad Ancona: ricevo gettoni di presenza - niente stipendio, indennità, rimborsi, benefit - per una media di 600/700 euro al mese». Ribadisce: «Appena 600/700 euro per gestire commissioni, sedute del consiglio, rapporto con i cittadini, incontri sul territorio». Ammette: «Ho chiesto e ottenuto quel bonus per i liberi professionisti perché, malgrado una laurea magistrale, un titolo da avvocato, una nobile professione e un ruolo istituzionale in un capoluogo, sono ancora costretto a barcamenarmi per avere un reddito mensile decente». Non trattiene il veleno: «Adesso, cari populisti da strapazzo, venite a prendermi per processarmi in pubblica piazza, nella vostra ridicola guerra contro i politici ladri». L’invito è sprezzante: «Vi aspetto a braccia aperte». Anche lui non ci sta.

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