Il grido d'allarme degli operatori balneari: «Lavoriamo in rimessa, così meglio non aprire»

Martedì 21 Aprile 2020
Il grido d'allarme deli operatori balneari: «Lavoriamo in rimessa, così meglio non aprire»

SENIGALLIA  - Sulla spiaggia di velluto si fa sempre più compatto il fronte degli imprenditori balneari propensi alla chiusura, rinunciando ad una stagione che sarebbe comunque in rimessa e troppo rischiosa. «Sono dubbiosa nel riaprire – spiega Anna Sangelantoni Diambra, Bagni MareMio –. È certo che si lavorerà meno e non ci saranno margini di guadagno ma ciò che mi preoccupa è l’aspetto sanitario. Se il 15 luglio io o un cliente dovessimo risultare positivi al covid dovrei chiudere lo stabilimento perché tutti saremmo in quarantena?». 

LEGGI ANCHE:

Coronavirus. Allarme di bar, ristoranti e stabilimenti: «Rischio fallimento per 50mila attività, misure del governo gravemente insufficienti»

 
L’imprenditrice, come altri, si è già informata sulla possibilità di saltare la stagione. «Tenere chiuso credo sia la cosa migliore. Mi hanno detto che bisogna fare una comunicazione alla capitaneria di porto e all’agenzia delle entrate. Se mi danno la possibilità di farlo non apro perché farei una stagione più da servizio sociale che da imprenditrice balneare con mille problematiche. Verrebbe a mancare il senso della vacanza, sarebbe più un lazzaretto. Abbiamo fatto delle ottime stagioni, l’ultima brutta era stata quella del 1989 con le mucillagini e se una volta ogni trent’anni ci dobbiamo fermare magari fosse sempre così». 

Se venissero messi di fronte alla possibilità di scegliere diversi operatori senigalliesi rinuncerebbero all’estate 2020. «Il Comune e lo Stato dovrebbero venirci incontro – conclude la bagnina - sospendendo la Tari e il canone demaniale». Il timore di altri operatori, nel restare chiusi, è di perdere la concessione. «Sentendo con altri colleghi, se volessimo rimanere chiusi, rischieremmo la revoca della concessione – interviene Michele Ciccolini, Bagni Beach Break -. Ma non possiamo decidere noi, decide per noi gente che non ha la minima idea di cosa voglia dire lavorare al mare e sanificare tutto. Si lavorerà con un terzo della gente se apriamo, e apriremo perché ci obbligheranno ad aprire – prosegue - non riusciremo a contenere le spese e ci daranno solo qualche contentino a livello fiscale. Lavoreremo in rimessa con il grosso rischio per la salute. Sarà una situazione ingestibile e poi lasceremo gente a casa, tutto l’indotto del turismo».

I collaboratori stagionali non serviranno o ne serviranno molti meno. «Pur essendo di natura ottimista la situazione è tragica – aggiunge Claudio Pompei, Bagni Licia -. La prima preoccupazione è l’incertezza: non sappiamo se riusciremo a lavorare almeno a luglio ed agosto. Il distanziamento sociale previsto e la sanificazione delle attrezzature saranno difficili da attuare in spiaggia, per natura posto affollato e di aggregazione, sarà un ulteriore onere che graverà su di noi. Siamo abbandonati dalla politica che dovrebbe invece valutare molteplici scenari, soprattutto la possibilità di alleggerire in modo sostanzioso tutta la fiscalità. Per questo molti stabilimenti balneari pensano seriamente che sia meglio addirittura non aprire l’attività quest’anno. Lavoreremo in rimessa, non potremmo fronteggiare le spese. Per ora viviamo giorno per giorno con la speranza che tutta possa attenuarsi e che potremmo lavorare almeno al 50% quest’estate. Adesso ci stiamo occupando dell’allestimento con uno sguardo preoccupato ma speranzoso verso il futuro». 

Disastrosa la situazione a Marina di Montemarciano dove i problemi si sommano. «L’erosione prosegue e abbiamo uno scalino di 1,80 metri creato dal mare, che stiamo cercando di spianare - spiega Marco Mengucci, Bagni Heidi – con un terzo di spiaggia portato via dal mare, per rispettare le distanze, potremmo mettere pochi ombrelloni e c’è chi sta valutando se converrà tenere aperti, perché le spese potrebbero superare i guadagni”.

Ultimo aggiornamento: 10:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA